Giuliani non è solo?

Pur essendo in linea di massima ben poco interessato ai temi dell’attualità, riprendo ancora (e, ahimè, non sono certo che sarà l’ultima volta) un argomento correlato alla saga di Giampaolo Giuliani e dello sciame sismico aquilano.

Uno dei commentatori del post precedente (tale Trombone pontificatore) mi ha, un po’ alla buona, accusato di non tener conto dei pareri di studiosi che sarebbero, secondo lui, favorevoli alle idee di Giuliani. Scriveva testualmente quel commentatore, dopo avermi accusato di spacciare per verità delle mie ipotesi personali:

“I diretti interessati, a partire dal nostrano Giuliani, fino ad arrivare ai ricercatori della NASA, passando da quelli israeliani per tornare ai nostrani professori delle Università di Bari e di Pisa, sono di diverso avviso: ma non hanno un blog, è forse questo il loro difetto”.

Insomma il mio accusatore mi faceva notare quanto le mie idee siano in contrasto con quelle di importanti esponenti del mondo scientifico, fra cui alcuni (non identificati) scienziati della NASA e studiosi israeliani, ma anche professori italiani delle università di Bari e Pisa.

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La saga di Giuliani

La scossa principale dello sciame aquilano è ormai alle nostre spalle da più di due mesi, ma qualche brivido lungo la pelle della Terra torna ogni tanto e le ultime scintille delle polemiche che hanno accompagnato la sequenza di sismi non sono ancora spente.

Questo terremoto si è verificato in un contesto insolito e una serie di vicende quanto meno interessanti lo ha reso degno di essere ricordato, anche rispetto ad altri eventi magari più disastrosi. Il principale motivo di interesse è legato al fatto che un amatore, non un professionista della sismologia, sembra aver previsto la scossa principale con alcune ore di anticipo. Lo stesso amatore ha affermato di aver previsto anche altri sismi e di essere in grado di prevederne in futuro. Questo personaggio, al secolo Giampaolo Gioacchino Giuliani, è un tecnico che lavora presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso.

Dotato da madre natura di una perfetta “faccia da buono” standard, con un’espressione che ricorda il cane Napoleone nel film Gli Aristogatti, Giuliani ha tutto per piacere e per far tenerezza: la sua semplicità, l’umiltà apparente, lo sguardo liquido da cagnone, le limitazioni economiche, il senso quasi eroico della propria missione, l’esser costretto a lavorare lontano dai riflettori e con mezzi insufficienti e, soprattutto, l’essere schierato contro l’establishment. Il tecnico del Gran Sasso ha poi un modo di parlare disarticolato e un po’ faticoso, come se inseguisse pensieri che gli si sovrappongono e scompigliano nella mente e faticasse a collegare le premesse con le conseguenze. Il ferreo rigore logico e la precisione lessicale non appartengono al suo bagaglio e questa lacuna, in qualche modo, accresce il senso di tenerezza. Debbo dire che umanamente Giampaolo Giuliani mi è simpatico. Allo stesso modo in cui mi è simpatico Paperino. Ma la simpatia, è necessario ricordarlo sempre, non trasforma una persona normale in un genio, né un tecnico volenteroso in uno scienziato competente.

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