UNA PANDEMIA DI … PAURA DELLA PANDEMIA

Si è ormai diffusa ovunque. Ovunque la gente discute di vitamina C e antibiotici, di rischio per le scuole e di febbri più o meno alte. Ovviamente parlo della psicosi da pandemia influenzale.

Sfortunatamente coloro che ne parlano talvolta non hanno le idee chiare ed è molto facile sentire affermazioni del tutto errate che si diffondono di bocca in bocca. Inevitabilmente disinformazione e paure si mescolano in un caos che viene alimentato anche dal comportamento schizofrenico dei media, dagli annunci quotidiani di nuove vittime e dal timore che dietro tutto questo ribollire non ci sia altro che l'interesse delle industrie farmaceutiche.

Di seguito cercherò di esaminare in modo scientificamente esatto, ma (spero) comprensibile, i diversi aspetti della situazione e di illustrare il reale livello di rischio che stiamo vivendo.

Occorre iniziare da una breve presentazione del virus influenzale.

L'ALLEGRA FAMIGLIA DEI VIRUS INFLUENZALI

Il primo aspetto fondamentale è che il virus dell'influenza non è strettamente un virus, ma piuttosto una famiglia di organismi con caratteristiche simili, ma non identiche. Un po' come tra i cani esistono i pechinesi, i volpini e i mastini, anche i virus influenzali presentano una gamma di variabilità e possono presentarsi in molte forme distinte.

Usualmente, in relazione alle maggiori o minori affinità fra di loro, essi vengono raggruppati in due tipi principali denominati A e B. Un terzo tipo, chiamato C, sembra non provocare significative patologie negli esseri umani. Nell'ambito del tipo A le numerose varianti virali vengono ulteriormente raggruppate in base alle differenze fra due proteine che sono esposte alla superficie del virus, la emoagglutinina e la neuraminidasi. In inglese i due nomi divengono haemagglutinin e neuraminidase e le loro lettere iniziali (H e N) costituiscono la parte alfabetica della ben nota sigla H1N1. Questa sigla designa la specifica forma virale e indica quei tipi di virus che presentano la variante numero 1 della emoagglutinina (H1) e la variante numero 1 della neuraminidasi (N1). Il virus dell'aviaria aveva la sigla H5N1 e questo significa che esso era portatore della variante numero 5 della emoagglutinina (H5) e della variante numero 1 della neuraminidasi (N1). All'interno di ogni tipo le due proteine possono presentare delle piccole differenze e inoltre esistono altre caratteristiche del virus, non legate a esse, che possono cambiare. Ciò significa che possono esistere virus diversi che vengono identificati da una stessa sigla.

Da quanto detto finora si deduce che parlare semplicemente di influenza A non è sufficiente a designare il virus attualmente in circolazione esso infatti è solo uno dei molteplici A/H1N1, ossia uno dei vari virus che appartengono al tipo A e al sottotipo H1N1.

Per i virus di tipo B la suddivisione in base alle due proteine citate non ha molto senso in quanto la loro variabilità è molto ridotta.

I virus B infettano solo gli esseri umani, mentre quelli di tipo A possono attaccare un certo numero di specie fra cui vari uccelli, maiali, uomini, cani, balene e cavalli. Non è detto che ogni virus attacchi tutte le specie elencate; in genere ognuno è in grado di attaccare solo una parte di esse e solo una minoranza di essi è risultata infettiva per gli esseri umani. Le pandemie verificatesi nel corso del XX secolo sono tutte imputabili a virus di ceppo A.

Emoagglutinina e neuraminidasi agiscono da antigeni ossia costituiscono gli elementi ai quali il nostro sistema immunitario reagisce. Quando un virus di un certo sottotipo, per esempio H3N2, aggredisce un organismo che era già stato infettato da quello stesso sottotipo, esso viene subito riconosciuto, così la risposta dell'organismo è pronta ed efficace, il virus viene rapidamente distrutto e la malattia non si manifesta.

I vari tipi di virus differiscono per molte caratteristiche, ma tra esse ve ne sono almeno due che hanno grande interesse per gli esseri umani:

  • la facilità e rapidità con cui si propagano,
  • il livello di pericolosità della patologia che scatenano.

Non è detto che un virus che ha una grande rapidità di propagazione provochi anche gravi conseguenze (e viceversa). Il virus H1N1 che sta scatenando tanto allarme appartiene alla stessa famiglia (o meglio sottotipo) di quello della famosa influenza Spagnola. Per dirla in altri termini, la Spagnola era anch'essa di sottotipo H1N1. Tuttavia questo nuovo virus sembra provocare una patologia decisamente meno grave rispetto a quello della Spagnola per quanto riguarda il livello di mortalità.

Il problema di fronte all'attuale H1N1 è duplice:

  • dato che si tratta di un virus potenzialmente pandemico (ossia a grande diffusione) anche un relativamente basso tasso di mortalità, essendo applicato a un grande numero di malati, comporterà un elevato numero di vittime complessive;
  • esiste la concreta possibilità che a un certo punto, imprevedibilmente, il virus possa subire una mutazione tale da incrementare la severità della patologia.

QUANTO È PERICOLOSO IL VIRUS H1N1 ATTUALE?
Questa è una domanda che non ha una risposta chiara e definitiva. Per farsi un quadro realistico della situazione occorre prendere in considerazione diversi fattori e valutarli nella loro complessità.

La mortalità normale per il virus dell'influenza stagionale (che quest'anno è prevalentemente un H3N2) è stimata dell'ordine dello 0,1% ossia un morto ogni mille casi. Poiché in media l'incidenza sulla popolazione della normale influenza è di circa il 10-20% (ossia il numero di persone che contraggono la malattia è pari al 10-20% della popolazione), il totale dei contagiati ogni anno in un paese come l'Italia è pari ad alcuni milioni. Ciò significa che la normale influenza stagionale miete ogni anno diverse migliaia di vittime.

Vediamo adesso come stanno le cose per la versione di H1N1 attualmente in circolazione. Sfortunatamente sulla mortalità di H1N1 sono state diffuse notizie errate (per esempio su Repubblica) che ancora vengono spesso ripetute. Non è possibile, almeno per me, chiarire se il primo errore sia venuto dal viceministro Fazio oppure da un giornalista che ne ha raccolto le parole. Sta di fatto che è insistentemente circolata la voce secondo cui H1N1 presenterebbe una mortalità stimata attorno allo 0,04-0,05% ossia pari a circa la metà di quella dell'influenza stagionale. Ma non è così; il valore corretto della mortalità è circa 10 volte più alto ed è pari dunque allo 0,4-0,5%. Insomma questo virussetto pandemico ha una mortalità che è 4 o 5 volte maggiore di quella dell'influenza "base". Per ogni milione di contagi si possono prevedere 4-5000 morti. Su questi dati non c'è molto da discutere, visto che sono resi ufficialmente disponibili con aggiornamento settimanale dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization, WHO). L'ultimo aggiornamento, al momento in cui scrivo, è quello pubblicato il 30 ottobre 2009. Come chiunque può facilmente vedere anche da sé, per l'Europa vengono riportati "più di 64000" casi di contagio con "almeno 281" decessi, il che equivale allo 0,44% di mortalità.

Comunque ai numeri occorre saper dare un significato e in questo caso il significato può non essere ovvio. Per prima cosa occorre notare che il livello di mortalità riportato dalla WHO varia sensibilmente dall'una all'altra zona geografica. Uno dei principali fattori che sono alla base di questa variabilità riguarda presumibilmente le condizioni sociali, economiche, igieniche e culturali dei gruppi che vengono colpiti.

Presso qualsiasi popolazione i decessi non riguardano uniformemente tutta la popolazione. Delle migliaia di persone che sfortunatamente sono destinate ogni anno a morire, la stragrande maggioranza è costituita da individui a rischio, già indeboliti per la concomitanza di altre patologie o per altri motivi. Quasi sempre si muore di influenza solo per caso e ci sono molte morti solo perché moltissime persone se ne ammalano. La percentuale di decessi fra gli individui sani e in condizioni fisiologiche normali è difficile da stimare, ma è certamente molto, ma molto bassa. D'altronde ciò corrisponde alla nostra reale esperienza quotidiana; ognuno di noi nel corso della sua vita è stato contagiato probabilmente molte volte e ha conosciuto centinaia di persone che sono state contagiate a loro volta. Non di rado persone con la malattia in corso rinunciano persino alla banale attenzione di rimanere in casa e, se le circostanze lo richiedono, continuano ad andare al lavoro. Eppure i casi di decesso per influenza che ci circondano sono rarissimi. Io personalmente non ho mai conosciuto nessuno che fosse morto per tale patologia.

E' più che evidente che una persona di normale costituzione e in buona salute non ha quasi nulla da temere da un contagio influenzale, mentre le vittime (che non di rado non muoiono direttamente per l'attacco influenzale, ma per le sue complicazioni) vanno cercate quasi sempre tra gli individui con uno stato di salute già problematico. Naturalmente la vita di una persona malata non vale di meno di quella di una sana ed è comunque doloroso che migliaia di persone muoiano di influenza. Da un punto di vista pratico, si deduce che chi è debole e malato fa senza dubbio assai bene a stare attento, mentre chi è sano non dovrebbe troppo preoccuparsi o sviluppare irragionevoli psicosi, ma farebbe comunque bene a cercare di ridurre le occasioni di contagio. Non tanto per se stesso, ma piuttosto per contribuire a limitare la diffusione del virus e ridurre il rischio per gli individui deboli.

Nel caso di questa specifica variante di virus è probabile che la sintomatologia (che in molti casi si presenta fastidiosa ed è caratterizzata anche da febbre alta) indurrà i malati a rimanere in casa e a usare maggiore attenzione. Ma è previsto che una significativa percentuale dei contagi avverrà con sintomi lievi e perciò è importante ricordare che, anche se dovesse capitarci di ammalarci e non sentirci poi troppo male, dovremo avere la prudenza di restare in casa almeno 7 giorni per evitare di diffondere il contagio e di avere sulla coscienza una parte di quello 0,4-0,5% di decessi che ci saranno.

Può essere utile tener presente che il virus è in grado di sopravvivere all'aperto (lontano dal suo ospite) per un periodo di 2-8 ore.

IL TIMORE DI UNA NUOVA SPAGNOLA

Al di là del rischio immediato direttamente connesso all'aggressività di H1N1 esiste un altro problema che tiene in allarme gli studiosi e i governi: la possibilità che il virus subisca una mutazione improvvisa mantenendo l'attuale elevata capacità di diffondersi, ma aumentando il livello di gravità della malattia. Qualcuno, non troppo di rado, fa riferimento alla Spagnola (l'epidemia che nel 1918 mietè almeno 20 milioni di vittime) ricordando come anche quella fosse un'influenza di tipo H1N1. Il rischio di un aumento di aggressività evidentemente esiste, ma evocare lo spettro di milioni di morti mi pare un'evidente esagerazione. Occorre tenere conto che il virus della Spagnola si diffuse in un mondo gravemente provato dalla guerra mondiale. Un mondo in cui povertà e condizioni igieniche precarie assoggettavano le popolazioni a rischi enormi, un mondo in cui l'economia si trasformava rapidissima portando con sé sfruttamento e instabilità. Di lì a poco le tensioni sarebbero esplose con la nascita del fascismo, del nazismo e del comunismo sovietico, mentre le campagne venivano gradualmente abbandonate e la gente si trasferiva a vivere nelle periferie in condizioni spesso drammatiche. Non c'erano i medicinali odierni, le case non avevano ancora l'energia elettrica, spessissimo nelle abitazioni non c'era il bagno e non giungeva l'acqua corrente. Insomma un virus capace di uccidere 20 milioni di persone (o più) in quel momento potrebbe facilmente risultare mille volte meno pericoloso nel contesto del nostro attuale mondo occidentale.

PANDEMIA?

L'11 giugno 2009 la WHO ha innalzato alla fase 6 il livello di allerta pandemica il che significa che è ufficialmente riconosciuto essere in corso di svolgimento una pandemia. Naturalmente le situazioni a livello locale possono essere molto diverse dall'una all'altra zona geografica. Un virus pandemico è tale perché ha subìto qualche tipo di mutazione che lo rende poco o per nulla riconoscibile dal sistema immunitario dell'ospite, esso ha quindi la possibilità di propagarsi in un'ampia fascia della popolazione. L'incidenza di un virus pandemico può raggiungere il 50% della popolazione, mentre, come abbiamo già detto, una normale influenza stagionale ne colpisce in genere il 10-20%. Il virus A/H1N1 attualmente assurto agli onori della cronaca è effettivamente un virus pandemico in quanto una gran parte della popolazione lo affronterà per la prima volta e non ha pronte le difese immunitarie.

La grande incidenza del contagio pone evidentemente anche problemi economici, dato che nella situazione economicamente critica che stiamo vivendo, avere un elevato numero di persone che perdono una settimana di lavoro può costituire un notevole problema. Un altro buon motivo per adottare un comportamento responsabile e rimanere in casa quando si venga contagiati.

ANTIBIOTICI

Vale forse la pena di ricordare che gli antibiotici non hanno alcun effetto sul virus dell'influenza (e su nessun altro virus). L'unico motivo per cui talvolta essi vengono prescritti è il desiderio di limitare il rischio di eventuali complicazioni dovute a infezioni batteriche che potrebbero instaurarsi durante il periodo di debolezza e maggior vulnerabilità dovuto alla malattia (ossia all'influenza).

SUINA?

Si sente spesso dire che l'attuale A/H1N1 sarebbe un virus suino. Questo non è del tutto vero. Si tratta invece di un ceppo di derivazione suina, ma successivamente mutato e trasformatosi. Il virus originario era capace di infettare l'uomo partendo dal maiale, ma non di trasmettersi da uomo a uomo, quello attuale invece ha acquisito questa capacità.

 IL BUSINESS DEL VACCINO

Su queste considerazioni si vanno a innestare poi tutte le possibili speculazioni relative agli aspetti di business. Il sospetto che alcune scelte della WHO o dei vari governi possano esser state fatte anche in funzione di considerazioni economiche è forte. Gli interessi in gioco sono enormi e sarei davvero molto stupito se le grandi industrie farmaceutiche non avessero esercitato tutte le pressioni possibili allo scopo di vendere un maggior numero di vaccini. A questo riguardo non posso avere certezze, ma qualche dubbio mi pare difficile non nutrirlo.

Probabilmente la scelta di vaccinare soltanto una piccola parte della popolazione intelligentemente selezionata, ma rendendo obbligatoria la vaccinazione per certe specifiche categorie e rendendo anche disponibili ulteriori dosi per il libero commercio, sarebbe stata più efficace … anche se avrebbe ridotto di molto i guadagni di certe industrie. Quello dei vaccini antinfluenzali si è già avviato a essere uno dei maggiori business farmaceutici del nostro futuro ed è facile prevedere che d'ora in avanti ogni anno ci sarà un nuovo rischio, un nuovo virus da temere, una nuova possibile aggressione da scongiurare. Questo mondo che ha un disperato bisogno di feticci, di panacee, di rimedi portentosi e bacchette magiche per alimentare una vita di illusioni, aggiungerà il Dio Vaccino ai numerosi Dei che già adora, a cominciare dagli integratori alimentari, dalle creme di bellezza miracolose e dallo yoga per giungere ai corsi di autostima, alla mania dell'igiene assoluta, al mito della bellezza e giovinezza eterna e via elencando. In fondo non è cambiato molto da quando i nostri antenati si affidavano con speranza alle reliquie miracolose.

CosmicVoidAroundMe
 

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11 thoughts on “UNA PANDEMIA DI … PAURA DELLA PANDEMIA

  1. Complimenti e’ un ottimo articolo.
    Moderato e basato su dati chiari.
    La comunicazione del virus e’ trainata da pericolosi individualismi…se ne esagera il pericolo perche’ c’ e’ chi vuole vendere giornali, chi aumentare gli ascolti, chi vendere vaccini…e cosi’ via.

  2. Grazie Simon e Cristiana. E grazie anche per essere passati. E un bacio alla cara Cristiana (spero che Simon … non sia geloso).
    In effetti i media stanno davvero esagerando con il continuo tam tam. Sono curioso di vedere per quanto tempo resisteranno a contare i morti uno per uno …
    Un mio caro amico mi ha giustamente ricordato oggi che in occasione dell’aviaria lo Stato italiano acquistò milioni di dosi di vaccino che sono risultate sostanzialmente inutili. Soldi buttati. In quell’occasione anche negli Stati Uniti il governo dipinse per l’opinione pubblica una possibile catastrofe ipotizzando fino a 2 milioni di morti e acquistando decine di milioni di dosi di inutilissime dosi di vaccino dalla Roche (ma quest’ultima lo produceva su licenza venduta dalla casa farmaceutica Gilead Sciences inc. di cui Donald Rumsfeld è azionista).
    Non necessariamente l’apparenza deve corrispondere alla realtà, ma una sana diffidenza in questo caso mi pare doverosa.
    E ora anche con l’H1N1 acquisteremo 24 milioni di dosi … mentre la gran parte della popolazione (a cominciare dai medici) sembra non avere proprio nessuna intenzione di vaccinarsi …

  3. Avevo lasciato un commento il 6 Novembre scorso, dopo essere arrivata qui attraverso la segnalazione di Maurizio su facebook.
    Evidentemente non ho completato, correttamente, la procedura d’inserimento dati e non è stato pubblicato.
    Ho letto tutto l’articolo.
    Esaustivo ed interessante.
    Più informazioni si hanno su questo virus meglio si riesce a discernere circa i comportamenti da tenere.
    Da ogni parte arrivano mails, appunti, dritte e suggerimenti, ci si può trovare disorientati di fronte a tante informazioni se non si sa “capire” qual è quella giusta.

  4. …chissà perché ho la vaga sensazione che il soggetto del tuo “chi dico io” sia il medesimo del mio “chi dico io”…
    …ma potrei sbagliarmi. :-))

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