MAI PIU’ ESTINZIONI …

Per apprezzare questo breve raccontino è opportuno dare preventivamente un’occhiata alla pagina in wikipedia dove si parla del cosiddetto “doomsday argument”. Inoltre è utile avere almeno un minimo di dimestichezza, anche a livello elementare, con matematica ed elementi di teoria delle probabilità. Il livello necessario è veramente minimo e credo che qualsiasi persona di media cultura non avrà difficoltà a comprendere, se non i dettagli, almeno il senso generale di qualche passaggio del racconto. Non spaventatevi.

Coloro che non dovessero conoscere il doomsday argument o non avessero alcuna familiarità con un briciolo di matematica potranno ugualmente leggere (e spero apprezzare) questo scritto, ma ne perderanno in parte la ragion d’essere complessiva.

Il giovane Tiridurco si svegliò in un fresco e luminoso mattino d’aprile con un insolito pensiero ben fisso nella testa. Bisogna dire che la sua testona arruffata e scapigliata non era proprio esattamente un modello d’ordine e pulizia, ma in fondo ciò era ben comprensibile: egli era solo il sesto essere della specie umana. A quei tempi non c’erano barbieri e parrucchieri, non c’erano gel, né lacche, né shampoo alle erbe, né balsami per sciogliere i nodi e rendere i capelli morbidi e luminosi. E d’altronde gli uomini d’allora non ne sentivano neppure l’esigenza. Così la folta massa dei capelli di Tiridurco era piuttosto sporca e appiccicosa e forse questo contribuiva a impedire ai pensieri che si formavano nel suo cranio di liberarsi e di uscire all’aria aperta, abbandonando la mente del giovanotto.

Quale che ne fosse il motivo, sta di fatto che quel mattino c’era un pensiero che s’era piantato dentro il cervello di Tiridurco e non andava né avanti, né indietro. Non si risolveva, ma neppure aveva intenzione di svanire e togliersi di mezzo. E così il giovane cacciatore (giacché egli era un giovane cacciatore), mentre si guardava attorno e valutava la possibilità di sgranocchiare i resti ormai freddi d’un cosciotto di cinghiale che giacevano abbandonati sul prato, sogguardando l’ultimo fievole brillare delle braci prossime a spegnersi, si disse che forse, se avesse affrontato di petto quel pensiero, sarebbe infine riuscito ad analizzarlo compiutamente e poi a dimenticarsene. Continua a leggere