MAI PIU’ ESTINZIONI …

Per apprezzare questo breve raccontino è opportuno dare preventivamente un’occhiata alla pagina in wikipedia dove si parla del cosiddetto “doomsday argument”. Inoltre è utile avere almeno un minimo di dimestichezza, anche a livello elementare, con matematica ed elementi di teoria delle probabilità. Il livello necessario è veramente minimo e credo che qualsiasi persona di media cultura non avrà difficoltà a comprendere, se non i dettagli, almeno il senso generale di qualche passaggio del racconto. Non spaventatevi.

Coloro che non dovessero conoscere il doomsday argument o non avessero alcuna familiarità con un briciolo di matematica potranno ugualmente leggere (e spero apprezzare) questo scritto, ma ne perderanno in parte la ragion d’essere complessiva.

Il giovane Tiridurco si svegliò in un fresco e luminoso mattino d’aprile con un insolito pensiero ben fisso nella testa. Bisogna dire che la sua testona arruffata e scapigliata non era proprio esattamente un modello d’ordine e pulizia, ma in fondo ciò era ben comprensibile: egli era solo il sesto essere della specie umana. A quei tempi non c’erano barbieri e parrucchieri, non c’erano gel, né lacche, né shampoo alle erbe, né balsami per sciogliere i nodi e rendere i capelli morbidi e luminosi. E d’altronde gli uomini d’allora non ne sentivano neppure l’esigenza. Così la folta massa dei capelli di Tiridurco era piuttosto sporca e appiccicosa e forse questo contribuiva a impedire ai pensieri che si formavano nel suo cranio di liberarsi e di uscire all’aria aperta, abbandonando la mente del giovanotto.

Quale che ne fosse il motivo, sta di fatto che quel mattino c’era un pensiero che s’era piantato dentro il cervello di Tiridurco e non andava né avanti, né indietro. Non si risolveva, ma neppure aveva intenzione di svanire e togliersi di mezzo. E così il giovane cacciatore (giacché egli era un giovane cacciatore), mentre si guardava attorno e valutava la possibilità di sgranocchiare i resti ormai freddi d’un cosciotto di cinghiale che giacevano abbandonati sul prato, sogguardando l’ultimo fievole brillare delle braci prossime a spegnersi, si disse che forse, se avesse affrontato di petto quel pensiero, sarebbe infine riuscito ad analizzarlo compiutamente e poi a dimenticarsene.

Il fatto era che la cosa appariva piuttosto sfuggente e complicata. Aveva assoluto bisogno di concentrarsi.
– Dunque – egli si disse – io sono il sesto essere della specie umana … ma è evidente che sarei potuto nascere anche come quinto o decimo o ventesimo. In generale, mi pare evidente, detto “N” il numero totale di esseri umani contati a partire dal primo e fino all’ultimo (che nascerà chissà quando), le probabilità di occupare la posizione n-esima con “n” compreso fra 1 ed “N” sono uguali per qualsiasi valore di “n”. Naturalmente tutto questo non è più vero a posteriori, giacché io ormai so di non essere il secondo o il dodicesimo, ma a priori avrei potuto nascere in qualsiasi posizione. –

Ora bisogna riconoscere che i pensieri di Tiridurco erano piuttosto insoliti per la sua epoca, ma sarà bene che il lettore non si stupisca troppo e legga il seguito senza preconcetti, giacché quel giovane cacciatore era davvero un ragazzo molto ricco di fantasia ed era in grado di seguire il corso di pensieri straordinari.

E ritorniamo dunque proprio ai pensieri di Tiridurco che continuava a rimestare i concetti nella sua testa, scuotendola ogni tanto per farli meglio assestare e grattandosi nel folto della capigliatura, dove i pidocchi di varie razze che vi si erano annidati si facevano laboriosamente la guerra e si lanciavano reciproche accuse di inferiorità.

– Qual’è la probabilità – si chiedeva il ragazzo – che io appartenga alla seconda metà dell’umanità, considerata nel suo complesso? –
E la risposta balenò subito chiara e luminosa sotto l’ombra dei pidocchi: 1/2.

– E qual’è la probabilità che io appartenga all’ultimo decimo dell’umanità? Certamente sarà 1/10. –

Il rigore logico del ragionamento di Tiridurco, il quale continuava a gironzolare attorno alle braci senza decidersi a riattizzarle e senza neppure mangiarsi i resti del coscio di cinghiale, lasciava senza parole la mora e avvenente Crispiolina, moglie di Tiridurco stesso, che era anche la settima rappresentante del genere umano.

Crispiolina se ne stava ancora rannicchiata sotto un’ampia pelle di mammuth e avrebbe continuato volentieri a dormire ancora per un paio d’ore se quell’anima in pena del suo sposo, nell’alzarsi, non avesse emesso un rumoroso rutto e se, soprattutto, avesse evitato di bofonchiare fra sé e sé strani calcoli di probabilità e astrusi concetti. Ella aveva atteso a lungo che il borbottio cessasse, ma alla fine, impossibilitata a riprendere sonno dalla voce di Tiridurco, era rimasta comunque sdraiata sotto la pelle del mammuth, pur completamente desta, e ora, fingendo d’essere ancora addormentata, tentava di seguire il ragionamento del suo compagno, senza riuscire a decifrarlo completamente, eppure rapita dalla evidente profondità dei concetti che egli andava sciorinando.

Un branco di lupi s’affacciò frattanto ai margini della radura ove Tiridurco e Crispiolina si trovavano. Con lo sguardo famelico e le fauci spalancate osservarono i due umani e ne pregustarono le tenere carni (senza tralasciare di prendere in considerazione pure i resti del coscio di cinghiale). Erano tanti. Le carni dei due a malapena avrebbero placato la loro fame. Ansimavano e ringhiavano aspettando un segno dal capobranco … ma quel segno non veniva. Il capobranco restava fermo e non si decideva a lanciarsi all’attacco.

Tiridurco, pur preso nei suoi pensieri, alla fine s’era accorto dei lupi. In un altro momento li avrebbe considerati una minaccia, ma ora non poteva permettersi di perdere il filo dei suoi pensieri. D’altronde quei seccatori continuavano a latrare e ringhiare e ansimare e in questo modo lo distraevano. Dannazione. Se almeno se ne fossero rimasti in silenzio!

Rendendosi infine conto che quelle bestie non lo avrebbero mai lasciato in pace a concentrarsi e riflettere, egli si risolse a tentare di placarli: diede un calcione al coscio di cinghiale facendolo volare verso il capobranco e con voce ferma esclamò:
– Silenzio! Mangiatevi questo e piantatela di disturbare! Razza di sfaticati! Il bosco è pieno di gustosi cinghiali e, se proprio non ne trovate, datevi da fare con i bruchi e con le larve di maggiolino. In fondo son pur sempre proteine. –
I lupi si guardarono fra loro con una certa sorpresa. Il lupo alfa fece un paio di passi avanti per prendersi il coscio. In effetti era piuttosto buono e l’idea di cercare altri cinghiali non era del tutto sballata, tuttavia quello strano essere umano che continuava a mormorare e borbottare, in qualche strano modo lo affascinava e lo confondeva. Così il capobranco non si decideva né ad attaccare, né ad andarsene.

– Beh, insomma – Disse infine Tiridurco con tono ultimativo – se non ve ne volete andare, ok, va bene, potete restare. Però mettetevi a cuccia senza rompere e soprattutto fate silenzio! –

Sorprendentemente il branco di lupi infine s’acquietò. Sotto l’esempio del capobranco, tutte le belve s’accucciarono in cerchio ai margini della radura e si misero ad ascoltare il cantilenante e ipnotico mugugnare di Tiridurco che, ottenuto il silenzio, s’era finalmente rimesso a pensare fra sé. Ma, prima di tornare al suo argomento principale, il ragazzo prese mentalmente nota: doveva assolutamente ricordarsi di inventare la scrittura e poi servirsi di essa per tener traccia delle caratteristiche comportamentali dei lupi. In futuro avrebbe magari potuto pubblicare un libro di etologia (dopo avere inventato pure quella), che sarebbe stato di grande interesse per gli aspiranti santi: “Come parlare ai lupi (e convincerli) in 12 lezioni facili”.

Messe da parte quelle considerazioni secondarie, finalmente il sesto essere umano, potè ritornare al filo principale dei pensieri.

– E quale sarà – riflettè ad alta voce – la probabilità che io appartenga all’ultimo 95% della popolazione umana? Ovviamente il 95%! In pratica la probabilità è così alta da trattarsi quasi d’una certezza … anche se non una certezza assoluta. In definitiva sembra scontato che io appartenga proprio all’ultimo 95% dell’umanità mentre è altamente probabile che il primo 5% si sia esaurito con coloro che mi hanno preceduto. Forse il primo 5% era composto da un solo essere umano … nel qual caso l’intera storia dell’umanità si ridurrà infine a 20 soli individui … oppure, al massimo, quel 5% corrispondeva a tutti i primi 5 esseri umani … e in tal caso io sarei il primo individuo del 95% finale. Se le cose stanno così (ed è la stima più ottimistica) allora è assolutamente probabile che l’intera storia dell’umanità abbia termine entro il centesimo individuo! –

Era un pensiero sconcertante: una specie così giovane eppure già così vicina alla sua fine! I lupi, che avevano seguito il ragionamento, erano sinceramente commossi: quegli esseri bipedi, dalle carni così saporite e così comodi da mangiare (dato che non v’era neppure da toglier via la pelliccia), sarebbero dunque scomparsi per sempre in men che non si dica!

Crispiolina, che inizialmente non era certa d’aver ben compreso, vide lo sguardo di sgomento dipingersi sul volto dell’amato Tiridurco e, colta da un raptus di quell’amore che è comprensione e nasce spontaneo fra coloro che condividono il destino d’una stessa sciagura, s’avvicinò di slancio al marito, lo abbracciò e gli disse:
– Non preoccuparti, amore mio, io t’amerò fino alla fine! –

Naturalmente si trattava d’una frase che non c’entrava assolutamente niente con la tragedia appena compresa da Tiridurco, ma si sa che l’amore, oltre che cieco, è molto spesso anche deficiente. Ad ogni modo lui era troppo preso dai suoi pensieri e non rimase troppo a lungo a chiedersi che diavolo avesse voluto dire la moglie. Anzi, proprio alla luce di quella frase, gli parve che, in fondo, la fine del genere umano non sarebbe neppure stata una tragedia poi troppo grande. Le sorrise amaramente e, con l’aria d’aver capito ormai ogni Ultima Verità, le disse piano:
– Peccato … neanche il tempo di inventare l’INPS, la pensione o le assicurazioni sulla vita … –

Rimasero abbracciati così per un bel po’, senza parlare, e i lupi cominciarono palesemente a spazientirsi: va bene abbracciarsi un momento, ma qualsiasi film, dopo un po’ che i protagonisti se ne stanno abbracciati senza parlare e senza nemmeno fare sesso, diventa una palla!

– Ascolta … – mormorò finalmente Crispiolina sollevando il capo dal petto di lui e suscitando un mormorio di sollievo nell’intero branco – Se le cose stanno così, allora è inutile che ci riproduciamo: la nostra specie è condannata, non ha futuro e forse, chissà, saranno già i nostri figli a dover affrontare la catastrofe che ci distruggerà … secondo me, per amore dei nostri figli (anche se ora non ci sono) dovremmo smettere di scopare e di procreare! –

A quelle parole lui ebbe un subitaneo moto di ribellione.
– Ah, no, certo che no! Non ce n’è alcun bisogno: al limite basta inventare il preservativo e saremo a posto!!! –
E, mentre lo diceva, si sganciò dall’abbraccio di lei, raccolse da terra un residuo di budello di cinghiale, l’osservò per un attimo, poi ne staccò un pezzo a morsi e, fattoci un nodo da una parte, l’infilò sul pene dall’altra estremità esclamando con orgoglio:
– Ecco fatto! –

Ma a quel punto dal branco di lupi, molti dei quali guaivano e uggiolavano addolorati per il triste destino dell’umanità, si levò un brontolio di disapprovazione e di rammarico: ma come, già la specie umana pareva essere così sfigata e caduca, che bisogno c’era di accelerarne ulteriormente la fine e rinunciare a riprodursi ?!? Al contrario, bisognava dichiarare l’umanità “specie protetta” in pericolo d’estinzione e cercare in tutti i modi di aiutarla a sopravvivere! Il capobranco ebbe un’improvvisa illuminazione e s’avvicinò a Tiridurco per proporre la sua idea. Esprimendosi a gesti, scodinzolando, girando su se stesso, guaendo, alzando e abbasando la coda e le orecchie, saltellando e persino tracciando segni con le zampe sulla terra umida, il lupo alfa si fece capire con chiarezza.

La sua proposta era semplice: la coppia di umani avrebbe dovuto fare ogni possibile sforzo per sopravvivere e per procreare, in modo da scongiurare il pericolo di estinzione. In fondo le previsioni di Tiridurco erano su base probabilistica, non erano certezze. Magari si poteva fare qualcosa per evitare che s’avverassero. Da parte loro i lupi avrebbero smesso di andare a caccia di umani, considerandoli specie protetta e avrebbero convinto anche gli altri predatori a fare altrettanto. In pratica era una specie di trattato fra le varie specie di predatori e gli umani per risparmiare e non aggredire questi ultimi i quali, a loro volta, si impegnavano a cercare di sopravvivere. Naturalmente c’era pur sempre il rischio che qualche specie di predatore non firmasse il trattato … e poi c’erano ovviamente i predatori di frodo … ma comunque per la specie umana si sarebbe trattato davvero di un grosso aiuto!

Tiridurco guardò Crispiolina con aria interrogativa, non voleva decidere da solo anche se quella proposta pareva interessante … Lei ci pensò su un attimo. Per un fuggevole istante la sua attenzione fu attratta dalla splendida e morbida pelliccia del capobranco. Pensò che in fondo la vita può riservare anche delle piacevolezze. Per esempio un bel vestitino caldo e morbido, ma adeguatamente scosciato e provocante, di pelliccia di lupo … peccato solo che non ci fossero altre femmine delle quali suscitare l’invidia …

– Ok – disse infine – Proviamoci. Però per oggi ho mal di testa e di riprodurci non se ne parla. In fondo sono giovane e avvenente (non trovi, Tiridurco caro?) e voglio godermi la vita ancora per qualche anno. –

Fra i lupi si diffuse un brontolìo di protesta, ma alla fine l’accordo fu siglato. In attesa che Tiridurco inventasse la scrittura, per sugellare il patto lui e il capobranco si fecero reciprocamente la pipì addosso e subito dopo, nell’emozione di quell’intesa epocale, si misero a ballare assieme al centro della radura. In breve fu una bolgia e uomini e lupi danzarono assieme tutta la notte cantando e ululando. Tiridurco non mancò di prendere mentalmente nota della possibilità di girare un fantastico film dal titolo “Balla coi lupi tutta la notte al centro della radura”. Ma poi ci ripensò: il titolo gli sembrava troppo lungo e comunque, si disse, prima avrebbe dovuto darsi da fare per inventare il cinema e i film.

EPILOGO
Tiridurco e Crispiolina vissero per molti anni assieme e si riprodussero 19 volte avendo complessivamente 9 figlie femmine, 8 maschi più una figlia monaca e un figlio monaco.
Essendo ormai vecchio, ma ancora molto lucido e pieno di idee, Tiridurco, quando già si sentiva prossimo a tirar le cuoia, ebbe un’improvvisa illuminazione e sentì il bisogno di convocare alla sua presenza la moglie Crispiolina, tutti i loro figli e il nuovo capobranco (quello precedente era ormai morto da molto tempo) con una folta rappresentanza di lupi.

Quando tutti furono riuniti, egli s’alzò lentamente dal masso coperto di muschio ove usava starsene seduto a riflettere e parlò. Era un fresco mercoledì sera di primo autunno e si trovavano anche quella volta al centro di un’ampia radura erbosa. Un grande falò ardeva circondato da pietre. Nuvole di scintille si levavano, assieme al fumo, verso il cielo.

– Amici lupi e membri della mia famiglia … – prese a dire con voce pensosa Tiridurco – nonostante che finora noi uomini siamo sopravvissuti abbastanza felicemente e siamo sempre andati avanti nella collaborazione reciproca, so bene che il peso delle probabilità ancora grava sui cuori di tutti. Nonostante gli sforzi comuni, ogni giorno temiamo che in qualsiasi istante una catastrofe troppo grande per le nostre possibilità possa abbattersi sui pochi umani esistenti e chiudere definitivamente la storia della nostra specie. –

Quelle parole gettarono nello sconforto tutti i presenti e riportarono a galla antichi timori che erano stati rimossi e celati, ma ancora aleggiavano come fantasmi nelle menti di tutti. Un sospiro di mestizia percorse il gruppo dei presenti.

– Però in questi ultimi tempi, – riprese Tiridurco – a forza di pensare, sono giunto a una nuova visione del problema che, forse, solleverà i vostri cuori! –
Un fremito di curiosità fece rabbrividire uomini e lupi. Poi, dopo una ben studiata pausa, il sesto uomo parlò ancora.

– Vedete, io sono il sesto uomo e prima di me c’erano stati soltanto 5 esseri umani. Un semplice calcolo, che tutti ben conoscete, mi portò a dedurre che con grande probabilità la specie umana nel suo complesso non avrebbe mai superato i 100 individui. –
Una grande attenzione ora spingeva tutti a tener gli occhi ben fissi, puntati su Tiridurco.

– La mia ultima figlia, Pluvilinga, come sapete, è la ventiseiesima rappresentante della specie umana. Ora, per il Principio Copernicano (che nel frattempo mi son preso la briga di inventare senza attendere che nascesse Copernico) non c’è alcun motivo per eseguire il calcolo sulla durata della specia umana usando proprio me come riferimento. Se lo rieseguiamo prendendo come riferimento Pluvilinga, allora il 5% di umanità che la ha preceduta sarà formato non più da 5, ma da ben 25 persone e, di conseguenza, le dimensioni dell’intera umanità potranno essere stimate grossolanamente in 20 x 25 = 500 persone, ossia molto di più della stima precedente. Ma probabilmente Pluvilinga avrà poi, a sua volta, dei figli. Uno di essi sarà il 51esimo essere umano e, se ripeteremo il calcolo usando lui come riferimento, allora le dimensioni totali dell’umanità saliranno a 20 x 50 = 1000 persone. –

Ora tutti i presenti ascoltavano attoniti.
– Insomma, per farla breve, le dimensioni totali probabili della specie umana aumentano a mano a mano che il tempo passa e che gli umani si riproducono. Questo vuol dire che in effetti la nostra specie non sembra più essere in pericolo! –

Urla e ululati di gioia si intrecciarono e si confusero salendo verso il cielo nell’aria della sera. Gioia, canti, salti al grido di “chi non salta quasi-estinto è” …

Poi il lupo alfa con quattro balzi si portò al centro del gruppo e dimenandosi, scondinzolando e persino segnando tracce con la zampa sulla terra morbida, disse:
– Questa è davvero una splendida notizia! Per due motivi, ambedue importanti! Il primo è che, per quanto ho capito, il ragionamento di Tiridurco vale anche per i lupi. A mano a mano che i lupi passano, la specie ha sempre più probabilità di ingrandirsi e di prosperare senza limiti! Anzi, addirittura vale per tutte le specie!!! Possiamo ben affermare che ci sono ottime probabilità che tutte le specie esistenti, abbiano sempre più probabilità di moltiplicarsi e ingrandirsi a mano a mano che si riproducono. Dunque niente più specie in estinzione! Niente più lotte all’ultimo sangue per la sopravvivenza! Vivremo tutti per sempre senza problemi!!! O, almeno, è molto probabile che sia così. –

Un’ovazione accolse quest’ovvio corollario delle affermazioni di Tiridurco. Tutti gli animali e le piante presenti, persino quelli che si stavano facendo i fatti loro, vibrarono e cantarono assieme un inno alla vita. Le upupe gorgheggiarono, i bruchi ondeggiarono le loro teste, i salici smisero di piangere, un merlo che passava assai lontano si sentì il cuore leggero e prese a volteggiare ricamando merletti di traiettorie nell’aria che imbruniva e le iene, che già ridevano in precedenza, ora si sganasciarono addirittura dalle risate rotolandosi in terra in preda a un’incontrollabile euforia. Persino le lumache pensarono che forse era finalmente giunto il momento di metter su una casa fissa e stabile!

Poi qualcuno si ricordò che i motivi di felicità, secondo il capobranco, erano due. Ce ne doveva essere un’altro. E se era bello e importante come il primo …
Così una voce si levò fra i canti e le grida di giubilo:
– Signor Capobranco! Signor Capobranco! Per favore, ci dica anche il secondo motivo per cui le parole di Tiridurco le sono piaciute … –

Il silenzio scese immediatamente e tutti si concentrarono, pronti di nuovo a decifrare i movimenti, gli scodinzolamenti e i segni che il capobranco avrebbe tracciato sul terreno …

Il lupo alfa tacque per un breve istante e un sorriso gli lampeggiò negli occhi. Poi rapidamente, con gesti chiari e scarni, disse ai presenti:
– Egregi ascoltatori (e parlo soprattutto ai miei esimi colleghi lupi) il secondo motivo è che, palesemente, essendo stata dichiarata da Tiridurco stesso la fine di ogni pericolo per la specie umana non ha ormai più senso, né motivo che essa sia considerata “a rischio d’estinzione” e “protetta”. Possiamo dunque legittimamente dichiarare non più valido il trattato di non aggressione e quindi … –

Il capobranco non terminò neppure la frase e lasciò che fossero i fatti a mostrarne la conclusione. Mentre tutti i lupi presenti realizzavano improvvisamente il senso di quel discorso, si lanciò su Tiridurco e se lo mangiò.
In un attimo i lupi divorarono tutti e 26 gli esseri umani. Infine, sazi e soddisfatti, s’appisolarono sul posto a smaltire il lauto pasto, col cuore leggero per la consapevolezza che, in fondo, era fortemente probabile che nessuna specie si sarebbe mai più estinta.

CosmicVoidAroundMe

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4 thoughts on “MAI PIU’ ESTINZIONI …

  1. Sì in effetti non è una cosa a cui si pensa in momenti come questi, il tuo dubbio sussiste ovviamente per quelle case che sono state distrutte o che sono in una situazione tale di instabilità che sono poi rase al suolo per motivi di sicurezza in quanto, in tutti gli altri casi, sciacalli a parte, nessuno tocca niente, le case che, seppur lesionate, rimangono in piedi, conservano i loro beni e i legittimi proprietari, prima o poi, ne rientrano in possesso.
    Ripeto, non ci avevo mai pensato ma, adesso che ci rifletto, per una volta, non sono d’accordo con te, a mio parere, di oggetti recuperabili e preziosi penso che non ne rimangano poi molti.
    Ciao.
    —CosmicVoidAroundMe—
    Caro Carlo, in effetti non mi pare che tu non sia d’accordo con me … piuttosto mi pare che tu un sia un filino ottimista supponendo che non vi siano molte occasioni per sciacallare.
    Io non so quantificare il problema con assoluta precisione e dunque non voglio sbilanciarmi. Tuttavia non posso non pensare che almeno in luoghi come Onna (che è stata rasa completamente al suolo) non siano state coinvolte nel disastro anche abitazioni di professionisti, commercianti, dirigenti e burocrati, ecc.. Inoltre saranno crollati non pochi esercizi commerciali e, chissà, forse persino filiali di banche e altro ancora.
    Do per scontato che in ogni casa di livello medio possano esservi stati un paio di orologi o più, un po’ di argenteria o altri oggettini e ninnoletti più o meno preziosi, probabilmente qualche anello, braccialetto o altro tipo di gioiello e una certa quantità di contante (senza contare altri oggetti meno significativi come i capi di abbigliamento, borse, ecc.). In una palazzina di quattro piani con, diciamo, dodici appartamenti, secondo me, di materiale di questo genere ce ne è abbastanza. Naturalmente non tutto rimarrà intatto, ma le probabilità che un portafogli con 300 euro in contanti resti abbastanza indenne non mi paiono poi così basse. E altrettanto vale per i gioielli i quali, per altro, possono facilmente mantenere un certo valore persino se graffiati o ammaccati. Lo stesso è vero per l’argenteria e altri tipi di beni. Infine gli orologi molto facilmente possono andare a occupare piccole nicchie e non subire danni di rilievo. Tanto più che tutto questo materiale, al momento del crollo, ha alte probabilità di trovarsi in un ambiente passabilmente protetto (armadi, cassetti, portagioie, ecc.).

    A tutto questo si deve aggiungere che, fra le altre cose, possono crollare anche le gioiellerie, i negozi di orologi, i negozi di articoli per la casa e altri esercizi in cui si trovano merci di un certo valore e in grande quantità.

    Insomma, non voglio fare una questione di quantità. Dico solo che il problema non mi pare inesistente. E sarebbe ragionevole che qualcuno lo gestisse. E sarebbe pure interessante sapere “come” viene gestito. Tanto più che tutti sappiamo bene quanti scandali e scandaletti vengono a galla ogni tanto quando si tratta di “aiuti umanitari”.

    Grazie del tuo commento,
    Giorgio :-))

  2. Non sono stato sufficientemente preciso, intendevo dire che nonostante sia probabile che oggetti di valore possano trovarsi sotto le macerie forse non è così facile andarli a prendere, immagina una casa che crolla, metri cubi di cemento, mattoni, polvere, legno, ecc.. possono essere tolti dal luogo del crollo solo con macchine, nessuno può avventurarvici sopra perchè è pericoloso, cosa potrebbe fare l’ipotetico sciacallo? Scavare con le mani per entrare dentro al cumulo di macerie alla ricerca di più o meno probabili ricchezze? E quando? Di notte? Mi sembra poco probabile.
    Forse potrà capitare che, durante la ricerca di persone ancora vive sotto le macerie si trovi qualcosa ma in quel momento penso che i soccorritori pensano a salvare chi sta sotto le macerie non credi?
    E una volta che le macerie delle case sono state raccolte con le pale meccaniche, deposte nei camion e trasportate in una discarica pensi che ci sia qualcuno che si mette a frugare nella discarica alla ricerca di oggetti di valore? Anche questo mi sembra poco probabile.
    In ogni caso non lo so, dire che non mi sembra probabile non significa affermare con certezza che non accade, forse hai ragione tu ma per saperlo con certezza bisognerebbe svolgere un’indagine magari giornalistica, ma non mi pare che questo tema sia stato mai sollevato fino ad ora.
    Ciao.

  3. In questi giorni, tra la mole enorme di servizi dedicati al terremoto in Abruzzo, sono riuscito a vederne due o tre che, in parte, danno una risposta alla tua domanda. In un servizio sono stati mostrati i beni recuperati tra le macerie durante gli scavi effettuati per la ricerca dei dispersi, erano custoditi dalla polizia, si trattava di orologi, occhiali, documenti, oggetti vari in materiale prezioso e contanti.
    Il servizio non poneva nessuna enfasi (anzi non ne accennava affatto) su possibili malversazioni nella gestione di questi oggetti che, comunque, non mi sembravano nè tanti e nè particolarmete preziosi, per il denaro contante non è stato detto quale fosse l’entità, le somme erano inserite in buste bianche, una busta per ogni ritrovamento.
    L’unica notizia fornita è stata quella di una signora alla quale sono stati restituiti oltre ottomila euro in quanto è stata in gado di descrivere in dettaglio dove fosse il denaro e i tagli esatti di cui era composta la somma.
    Il poliziotto intervistato ha dichiarato che chiunque fosse stato in grado di dimostrare di essere il legittimo proprietario di uno degli oggetti ritrovati avrebbe avuto immediatamente l’oggetto reclamato.
    Nessuno ha detto però che fine faranno gli oggetti ed il denaro non reclamati.
    Un altro servizio ha mostrato la fase dello sgombero delle macerie effettuato per mezzo di pale meccaniche e camion, i cumuli rimossi sono stati trasportati non in una discarica ma a poche centinaia di metri dal luogo del prelevamento e lì, pare ma non ho capito bene, dati “in pasto” ad una macchina trituratrice non so bene a che scopo.
    Non so se queste notizie soddisferanno la tua curiosità ma spero che allevino la tua inquietitudine… 🙂

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