SENZA ODORE, PERÒ …

Gli antichi asceti hindu girovagavano nelle campagne, talvolta nudi, cibandosi del poco che riuscivano a rimediare, compresi insetti e radici. Si lavavano solo di tanto in tanto, usando l’acqua dei fiumi o dei laghi; dormivano in terra e certamente la loro pelle non era pulita ed emanava un odore che oggi noi riterremmo tutt’altro che piacevole. Difficile immaginare poi l’odore dell’alito di uno di quei saggi, soprattutto di quelli che riuscivano a raggiungere un’età un po’ più avanzata. Eppure la loro presenza era apprezzata e desiderata e certamente a nessuno veniva in mente di allontanarli per ragioni igieniche o perché il loro odore era sgradevole.

Oggi le cose sono profondamente cambiate. Il modello di riferimento nella civiltà occidentale prevede pelle liscia e perfettamente pulita, possibilmente disinfezione delle mani, doccia quotidiana o almeno un abbondante lavaggio di tutte le parti del corpo più a rischio di cattivo odore, denti bianchi e lucenti, capelli puliti, ordinati e magari tinti, deodorazione, …

Per conformarsi a questo modello noi umani evoluti siamo disposti a spendere molto tempo e molte energie e una delle cose che riteniamo fondamentali è riuscire a eliminare del tutto o quasi gli odori corporei. Deodoranti e antitraspiranti sono diffusi ovunque e tutti, in qualche misura, sentiamo di averne bisogno … ma talvolta tali prodotti possono provocare dubbi e problemi …

Ieri inaspettatamente mi è stata rivolta un’interessante domanda: la persona che me la poneva mi ha fatto vedere una confezione contenente una sorta di grande cristallo bianco in forma di stick sulla quale era scritta in caratteri ben visibili la parola “potassium“. Molto più in piccolo, in un altro punto della confezione, era possibile leggere “potassium alum“. Il mio interlocutore mi chiedeva se, secondo me, quel prodotto poteva esser nocivo. Se le sostanze attive potevano essere in qualche modo dannose.

Si trattava di una domanda non priva di senso: tutti noi sappiamo che i prodotti antitraspiranti contengono in genere come principio attivo una sostanza di sospetta tossicità: l’alluminio. Tuttavia quello stick veniva in qualche modo ritenuto più affidabile (dalla persona che mi stava interpellando) in quanto l’etichetta induceva implicitamente il compratore a ritenere che esso fosse fatto di semplice potassio, sostanza che normalmente non si sente nominare con sospetto.

Ma l’argomento vale la pena di essere approfondito e questo post che state leggendo costituisce la mia risposta alla domanda che mi era stata posta: “lo stick è nocivo”?

Il potassio puro è un materiale tenero come la cera, di colore grigio, con lucentezza metallica. Esso è assolutamente inadatto per essere ingerito o usato a contatto con la pelle; infatti a contatto con l’acqua (o con l’umidità) dà luogo a una reazione di ossidazione violentissima che produce un forte calore (e, ove ve ne sia una quantità sufficiente, anche una fiamma e un’esplosione). Per di più la reazione genera come prodotto finale della potassa caustica, una sostanza analoga alla soda caustica e pericolosa quanto quest’ultima. Nessuno sano di mente penserebbe mai di mettere in vendita del vero potassio per usi cosmetici o alimentari. Per questo motivo non è frequente trovarlo citato negli elenchi di sostanze nocive. Il potassio invece può essere tranquillamente ingerito e usato per vari scopi quando si trova legato in alcuni composti. Esso è normalmente presente nel nostro organismo.

Se lo stick che mi è stato mostrato fosse stato fatto di semplice potassio, come l’etichetta poteva lasciar intendere a un primo sguardo, si sarebbe trattato di un prodotto non semplicemente “un po’ nocivo”, bensì terribilmente pericoloso. Però lo stick non era fatto di “potassium”, bensì di “potassium alum”. Ossia di una sostanza il cui nome commerciale è allume di potassio o allume di rocca. Si tratta di un composto che è possibile trovare anche in natura (ricavandolo da una sostanza minerale di cui vi erano grandi quantità anche nel Lazio, nei pressi di una località che non a caso si chiama Allumiere) e che per secoli è stato usato con vari fini. Mio nonno (come molti altri uomini) se ne serviva per disinfettare i piccoli tagli che si produceva nel radersi la barba e anche per arrestare più rapidamente il flusso di sangue. Ancora oggi questo tipo di utilizzo è abbastanza diffuso. La formula chimica dell’allume di potassio è:

KAl(SO4)2 · 12H2O

“K” è il simbolo chimico del potassio, “O” quello dell’ossigeno, “S” è il simbolo dello zolfo, “H” rappresenta l’idrogeno e … “Al” indica l’alluminio. In altre parole l’allume è un solfato dodecaidrato di potassio e alluminio.

E questo è il punto fondamentale. Si tratta di un sale dell’alluminio. Né più, né meno dei tanto vituperati composti presenti negli antitraspiranti industriali e dei quali tanto si teme la tossicità. La differenza sta solo nel fatto che in alcuni casi esso viene spacciato per innocuo in quanto “naturale” (per esempio qui).

È veramente tossico l’allume? È veramente tossico l’alluminio?

Per prima cosa occorre dire che diverse ricerche recenti indicano lo svilupparsi di gravi patologie in coincidenza con intossicazioni da alluminio. Tuttavia vi sono aspetti non chiari, soprattutto legati al fatto che sembrano esistere forti differenze di tossicità su base individuale. È molto probabile che i fenomeni di tossicità più evidenti si manifestino solo in persone che, per esempio per problemi di funzionalità renale, hanno difficoltà nell’espellere tale metallo e quindi sono maggiormente soggette ad accumulo.

In ogni caso preoccuparsi troppo per gli antitraspiranti appare poco sensato e questo in quanto la quantità di alluminio che presumibilmente possiamo assorbire con l’uso di tali prodotti è assai limitata rispetto a quella che ci viene da tutte le altre fonti.

Infatti l’alluminio è il metallo più utilizzato al mondo dopo il ferro. Esso è praticamente onnipresente nella nostra vita e assai spesso è posto direttamente a contatto con cibi e bevande. Per esempio molte pentole e stoviglie, specie in passato, erano fatte di alluminio (mia nonna ne aveva a bizzeffe). Quando si cucinava in un recipiente di alluminio, una certa quantità del metallo si diffondeva nei cibi e veniva regolarmente ingerito. L’effetto era particolarmente accentuato se i prodotti cucinati erano acidi (per esempio i pomodori).

Ma forse vi sentite rassicurati perché le vostre pentole sono tutte d’acciaio. Ebbene … fate male. Infatti l’alluminio è comunque ancora presente in molte stoviglie utilizzate in mense e ristoranti, inoltre si trova nelle lattine della coca-cola e delle molte altre bibite, nonché nei barattoli per alimenti (che da diversi anni sono però internamente rivestiti proprio per evitare la contaminazione dei cibi). Ritroviamo l’alluminio pure nei fogli di “stagnola” che utilizziamo per cucinare. Ancora, esso è utilizzato nei tetrapak del latte (anche quello di soia, di riso o di mandorle), nelle caffettiere, nell’aspirina tamponata, nei mini-brik dei succhi di frutta, nei tubetti di dentifricio (come anche in quelli di maionese o pasta d’acciughe), nella carta argentata, e nelle varie forme di stagnola in cui sono avvolti tanti alimenti (burro, biscotti e altro ancora). C’è alluminio nei blister dei medicinali, negli antiacidi (come Maalox, Mylanta, Riopan e Alka-Selzer), nel lievito chimico per dolci, nei cosmetici (rossetti, phard, matite, ecc.), negli acquedotti (dove viene usato per rimuovere le impurità), nella farina bianca (viene usato per raffinarla), in molti formaggi (vi finisce durante la loro lavorazione) e in un’infinità di altri prodotti e oggetti. Non sempre le quantità sono elevate, ma, come si vede, si tratta di un metallo che è presente in tutta la nostra vita.

Gli antitraspiranti, per quanto in alcuni casi possano contenere quantità di alluminio non indifferenti, forniscono nel complesso un contributo decisamente limitato e sembra chiaro che ben difficilmente potremo salvarci solo rinunciando a simili prodotti. Sembra anche chiaro che nella maggior parte degli individui il contatto con alluminio non dà luogo ad alcun sintomo evidente. Per esempio mia madre ha cucinato lungamente in tegami di alluminio, eppure non mostra sintomi da accumulo e intossicazione. Esiste comunque il problema della diversa predisposizione individuale all’accumulo e, inoltre, non si può escludere che ulteriori studi finiscano per consentire di ricondurre a intossicazione da alluminio anche casi che fino a ora non erano parsi dipendenti da essa.

A tal riguardo è accertato che in quei casi in cui l’incapacità di espellerlo determina un forte accumulo (per esempio in caso di forte insufficienza renale), l’alluminio produce fenomeni di tossicità a carico del SNC (come fanno anche i metalli pesanti). Alcune ricerche cliniche sembrano anche dimostrare la correlazione tra assunzione cronica di alluminio e lo sviluppo di gravi malattie neurodegenerative, quali Alzheimer, Parkinson, SLA, sclerosi multipla, demenza. Ma si tratta di risultati non certi e che in futuro potrebbero essere smentiti o confermati. In Internet sono disponibili numerose fonti di una certa attendibilità riguardo alla tossicità dell’alluminio. Molte sono in inglese, ma in lingua italiana si può vedere per esempio il sito FarmacoVigilanza.

In conclusione mi pare necessario ricordare che un po’ di prudenza non guasta e, in fondo, in commercio esistono numerosi prodotti deodoranti industriali nei quali l’alluminio non è presente. Tuttavia se si vuole usare un po’ d’attenzione, allora limitarsi a eliminare gli antitraspiranti non sembra una scelta ragionevole; è opportuno invece fare tutta una serie di scelte complementari come evitare di bere bibite gassate in lattina, eliminare le pentole in alluminio, ridurre o eliminare anche l’utilizzo dei fogli in alluminio per cucinare, così come quello di confezioni tipo tetrapak o minibrik, ecc.. Al posto dei prodotti confezionati con uso di alluminio converrà scegliere quelli in vetro o persino quelli in bottiglia di polietilene tereftalato (PET). Sarà anche ragionevole limitare l’utilizzo di prodotti confezionati in tubetti (come la maionese), passando ad acquistare quelli in barattolo di vetro.

Non ci sono dati attendibili sull’assorbimento dell’alluminio attraverso la pelle, però alcune evidenze mostrano come esso possa essere elevato là dove la pelle è danneggiata. In conseguenza di ciò appare particolarmente opportuno evitare l’uso di antitraspiranti dopo essersi depilati o rasati. Naturalmente, in considerazione delle significative differenze individuali, dovrebbero fare particolare attenzione coloro che soffrono di patologie renali accertate o che per qualsiasi motivo possono avere difficoltà a eliminare l’alluminio. Altrettanto dovrebbero essere prudenti coloro che, in base a evidenze di qualche tipo, risultano già affetti da patologie che potrebbero far sospettare un’intossicazione da alluminio. In quei casi è opportuno rivolgersi a un medico al fine di sottoporsi a esami utili per verificare l’esistenza di un’intossicazione.

Naturalmente ognuno ha la libertà di scegliere se, eventualmente, rinunciare agli antitraspiranti. Però se si decide di rifiutare quelli che contengono alluminio, allora il primo prodotto da rigettare è proprio l’allume di potassio. E questo anche se qualcuno ve lo ha spacciato per naturale e salutare.

CosmicVoidAroundMe

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3 thoughts on “SENZA ODORE, PERÒ …

  1. condivido il commento, chiaro, senza essere terroristico, inquadra il rischio nei suoi giusti limiti senza terrorizzare o minimizzare.
    Ben fatto

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