ERBETTA

Un millepiedi chiese a un ciuffo d’erba:

– Cortese erbetta, ho molta fame e non mi sento bene; potrei mangiare qualche pezzetto delle tue foglie? –

Il ciuffo di erba lo guardò con malcelato raccapriccio. Per la verità aveva già cominciato ad agitarsi e a fremere non appena lo aveva visto avvicinarsi.

– Coooosaaaaaa? Siamo impazziti? Vorresti mangiare le mie foglioline lucide e verdi? Ma come puoi pensare una cosa simile? Vattene piuttosto a pasteggiare con qualche larva o qualche formica! –

– Ma … io sono vegetariano. E poi il medico mi ha detto che devo mangiare almeno cinque porzioni di frutta e verdura al giorno. –

– Andiamo bene! Adesso pure i medici ci si mettono a far danno!!! Comunque, fai un po’ come ti pare. Rivolgiti a qualche altra pianta, magari a quel cardo laggiù (ti si bucasse la pancia con le spine), digiuna, schiatta, vedi tu … ma non ti azzardare a toccare le mie foglioline!!! –

A quel punto il millepiedi, già malandato e non tanto in forze, si allontanò in silenzio, ferito dalla scortesia e dalla malagrazia della piantina cui si era rivolto. In cuor suo gli parve che quel vegetale sgarbato avesse bisogno di una bella lezione e, dopo un po’ di pensamenti e ripensamenti, pregò il Grande Padre di Tutti i Millepiedi di lanciare sulla pianta una terribile maledizione.
Continua a leggere

Annunci

FILIBERTO E DAGOMILLO

Un piccolo indovinello, un classico che ho letto tanti anni fa da qualche parte che non ricordo, riproposto in una forma lievemente romanzata.

In uno sperduto borgo di un paese lontano, fatto d’un grappolo di case posate nel verde fra due bianche catene di monti, Filiberto e Dagomillo erano cresciuti assieme, amici sinceri sin dai primi anni di vita e compagni di fanciullezza.

Filiberto era un giovanotto simpatico e socievole. Dotato di un fisico ben fatto e di un sorriso pieno e accattivante, una volta cresciuto non aveva fatto fatica a trovarsi una bella ragazza e ben presto s’era felicemente sposato. Dagomillo era sempre stato assai più timido e introverso. Non brutto, anzi, dotato di una qualche dolce piacevolezza, non s’era però troppo interessato alle ragazze; aveva invece preferito spender la maggior parte delle sue giornate studiando duramente e dedicandosi, nel tempo rimanente, al suo hobby preferito: l’enigmistica.

Una volta raggiunta la laurea, ben presto Dagomillo aveva perso i genitori e allora, non avendo più legami familiari, si era risolto a lasciare il paese natale per recarsi a lavorare in una lontana città. Da quel giorno il ragazzo non era più tornato al borgo della fanciullezza e con il passar degli anni, s’era fatto uomo pieno e si era costruito una vita e una famiglia nella sua nuova città. Per qualche tempo aveva scritto al vecchio amico e ne aveva ricevuto in ritorno parole, ricordi e notizie, ma poi pian piano le lettere erano diventate più rade, fino a cessare del tutto.

Continua a leggere

VITA E MORTE

Da ogni luogo e da ogni tempo sciami eccitati di febbrili particelle tracciavano miriadi di percorsi nell’oscurità immensa.

Venivano dalle desolate steppe russe e dai deserti roventi dell’asia minore. Volavano in traiettorie tortuose e velocissime dalle nevi eterne dei poli, passando sopra gli oceani, nei venti impetuosi e nelle brezze leggere, sulle cime degli alti abeti e tra i fiori gialli o bianchi di montagna.

Se tu avessi potuto abbracciarle nello sguardo di un dio che sa vedere l’immensamente grande e l’infinitamente piccolo, se avessi potuto seguirne i fremiti lungo il correre dei secoli, avresti potuto vedere miliardi di miliardi di brividi leggeri, di fuggevoli presenze, balenare e intrecciarsi luminosi in giochi e ghirigori ogni volta diversi, eppure sempre uguali a se stessi, come le mille apparenze mutevoli della fiamma. Qua e là, nello spazio infinito, infiniti vortici di particelle arrotolarsi in girotondi e danzare insieme per un poco.

Talvolta, per un richiamo silenzioso di energie, ne avresti viste raggrumarsene alcune e stringersi l’una accanto all’altra e abbracciarsi e vibrare assieme in meravigliose configurazioni di forme e di colori. Allora, forse, in quei brevissimi istanti, avresti potuto osservare il riflesso della luna nella pupilla grande e scura di una donna. Un battito di ciglia affacciato sull’abisso del sempre e del mai. E poi, nel gioco degli intrecci, dissolversi anche il tuo proprio sguardo e la tua anima in un soffio di elettroni di nuovo dispersi nello spazio. E correr via lontano, in giochi di capriole e disegni tra gli sciami che volano nel nulla.

Heriold

AH, LE DONNE …

Era l’inizio di un giorno di sole asciutto e leggero. L’aria era appena fresca di quella luce che irrompe e si spande ovunque dopo una notte di pioggia di metà settembre.

Le otto del mattino. Fuori del liceo i ragazzi vociavano, intrecciavano nel sole i primi flirt e si scambiavano con curiosità le figurine, nell’attesa che si facesse ora di entrare.

Le auto sul viale erano poche, anzi, in realtà, da quella strada di un tranquillo quartiere residenziale passava solo qualche genitore che accompagnava i figli alle lezioni. Il rumore del traffico cittadino non giungeva fin lassù. Ad ascoltare bene, si sarebbe potuto anche sentire il canto degli uccelli rincorrersi di ramo in ramo: un piccolo angolo di paradiso, nascosto nel verde, in cima alla collina.

Si sa che i primi giorni di scuola hanno quella leggerezza del riveder gli amici (o le amiche) dopo il distacco delle vacanze. Non sono ancora fatti cupi dal peso dei primi risultati negativi. Come i suoi compagni, dunque, anche Giorgio quel mattino era di buon umore e guardava con piacere alla giornata che andava a iniziare.

Continua a leggere

ILLUSIONE OTTICA (IL NOSTRO CERVELLO NON E’ POI TANTO PERFETTO)

Una sorprendente illusione ottica che mi è stata segnalata dal “pupo”.

Credo che dovremmo riflettere sul fatto che le illusioni sensoriali non sono semplici curiosità di fronte alle quali rimanere sbalorditi e dire “oooohhhh!” per poi passare ad altro. Esse costituiscono invece indizi della fallacia del giudizio umano.
Il nostro giudizio, in realtà, si rivela assai fallace anche in occasioni assai più concrete della nostra vita quotidiana e le certezze che ci costruiamo non di rado poggiano sul nulla; ma raramente ce ne rendiamo conto.

……………………………………………….

Continua a leggere

PARVENZA DI RIFLESSI

Dove se n’è andato il verde?

Il verde gioioso e chiaro dei giorni freschi di primavera. O il verde più forte e sicuro che brilla nel sole d’estate.

Dov’è ora il verde, ora che la mia pelle si fa secca e bruna? Troppo sole, forse, troppe brezze leggere ho già goduto. Oppure in qualche modo era segnato.

E guardo le sorelle in mezzo a cui mi perdo, volgendomi io proprio, per proprio intendimento, ma, come ogni altra fa, cambiando l’orizzonte al volgere del vento.

Alcune, ancora vivide, di quel colore si rassicurano, mentre già la luce inizia a farsi tenue. Qualche altra, anzitempo ingiallita tra il mormorio incredulo e curioso di quelle che son più fortunate, giace ora giù, rigida, ai piedi del grande leccio antico. O un po’ più in là, dove il soffio del vento l’ha adagiata. E non son più le ali leggere degli uccelli che la sfiorano, ma le zampe irriverenti dell’istrice o del tasso che ne pestano i resti disseccati.

Noi tutte osservavamo cader le prime con stupito distacco, quel distacco che solo può avere chi non è ancora toccata dalla sorte. Chi sente d’esser sé, distinta dalle altre, e si compiace di quel proprio sentire, del proprio essere io e non altro.

Ma, via via che il destino volge l’indice ad altre vite, per ognuna, a una a una, altro futuro non rimane che il flusso oscuro dei giorni senza nome. E in essi ogni speranza ed ogni storia si fanno inafferrabili e indistinte; in essi scompare ogni individuo, svanisce l’io coi suoi colori e tutto si confonde nell’ultima ed estrema fratellanza di coloro che non son più diversi. Coloro che non sono stati mai null’altro che fragile parvenza di riflessi nel gioco del mutamento eterno. Bagliore d’un solo raggio chiaro sul verde d’una foglia, tra le mille foglie d’un albero perso tra i mille alberi d’un bosco, tra gli infiniti boschi che, per un attimo soltanto, s’aprono al Sole d’un sorriso ignaro.

Heriold

SENZA ODORE, PERÒ …

Gli antichi asceti hindu girovagavano nelle campagne, talvolta nudi, cibandosi del poco che riuscivano a rimediare, compresi insetti e radici. Si lavavano solo di tanto in tanto, usando l’acqua dei fiumi o dei laghi; dormivano in terra e certamente la loro pelle non era pulita ed emanava un odore che oggi noi riterremmo tutt’altro che piacevole. Difficile immaginare poi l’odore dell’alito di uno di quei saggi, soprattutto di quelli che riuscivano a raggiungere un’età un po’ più avanzata. Eppure la loro presenza era apprezzata e desiderata e certamente a nessuno veniva in mente di allontanarli per ragioni igieniche o perché il loro odore era sgradevole.

Oggi le cose sono profondamente cambiate. Il modello di riferimento nella civiltà occidentale prevede pelle liscia e perfettamente pulita, possibilmente disinfezione delle mani, doccia quotidiana o almeno un abbondante lavaggio di tutte le parti del corpo più a rischio di cattivo odore, denti bianchi e lucenti, capelli puliti, ordinati e magari tinti, deodorazione, …

Per conformarsi a questo modello noi umani evoluti siamo disposti a spendere molto tempo e molte energie e una delle cose che riteniamo fondamentali è riuscire a eliminare del tutto o quasi gli odori corporei. Deodoranti e antitraspiranti sono diffusi ovunque e tutti, in qualche misura, sentiamo di averne bisogno … ma talvolta tali prodotti possono provocare dubbi e problemi …

Ieri inaspettatamente mi è stata rivolta un’interessante domanda: la persona che me la poneva mi ha fatto vedere una confezione contenente una sorta di grande cristallo bianco in forma di stick sulla quale era scritta in caratteri ben visibili la parola “potassium“. Molto più in piccolo, in un altro punto della confezione, era possibile leggere “potassium alum“. Il mio interlocutore mi chiedeva se, secondo me, quel prodotto poteva esser nocivo. Se le sostanze attive potevano essere in qualche modo dannose.

Si trattava di una domanda non priva di senso: tutti noi sappiamo che i prodotti antitraspiranti contengono in genere come principio attivo una sostanza di sospetta tossicità: l’alluminio. Tuttavia quello stick veniva in qualche modo ritenuto più affidabile (dalla persona che mi stava interpellando) in quanto l’etichetta induceva implicitamente il compratore a ritenere che esso fosse fatto di semplice potassio, sostanza che normalmente non si sente nominare con sospetto.

Ma l’argomento vale la pena di essere approfondito e questo post che state leggendo costituisce la mia risposta alla domanda che mi era stata posta: “lo stick è nocivo”?

Continua a leggere