IL DILUVIO UNIVERSALE (una catastrofe ecologica)

In principio Dio creò il cielo e la terra … ma a pensarci bene questa parte della storia per ora è meglio saltarla e riservarsi di scriverla successivamente, in forma di prequel. Per questa volta invece facciamo un salto più avanti nel tempo e cominciamo a narrare …

Quel giorno faceva freddo ovunque. Tanto sulla Terra che in Paradiso. Dio, che non amava il freddo, stava chiedendosi che cosa ci fosse di sbagliato nel sistema di riscaldamento che aveva ideato. Lucifero, che aveva il riscaldamento autonomo sempre acceso e certamente non pativa il freddo, era intento a giocare a scopone con gli amici.

Non riuscendo a trovare il guasto, il Padre Eterno prese a borbottare fra sé e un flusso di pensieri negativi nacque nella sua mente. Dal basso gli giungevano incessantemente gli echi delle parole degli esseri umani: “Dai”, “Ancora …”, “Sììì …”, “No, lì no …”, “Aaaahhh …”, “Oooohhh …”, “Uuuuhhh …”, “Goal!!!!” …

Al sentir dire “goal” la sua attenzione si risvegliò improvvisamente. Mise a fuoco la supervista e in un attimo si accorse che, sfortunatamente, la squadra del Gerusalemme stava di nuovo perdendo contro lo Sporting Babilonia! Che incapaci! Ma che razza di imbecilli! E sì che lui li benediceva tutti i giorni due volte al giorno! E quelli riuscivano a farsi fregare regolarmente dal Babilonia! Che vergogna! Che figura! Ma la cosa peggiore era che ne andava di mezzo pure la sua fama: che la squadra prediletta dal Signore le prendesse regolarmente da quelle mezze calzette del Babilonia era davvero inaccettabile.

Dio sentì improvvisamente che doveva assolutamente porre fine a quell’onta. E all’improvviso ebbe un’idea geniale: bisognava cancellare l’umanità dalla faccia della Terra. Basta con quegli sciagurati degli umani, con gli israeliti inetti e sopratutto col gioco del calcio! Per un attimo pensò di dar fuoco a tutto. Almeno si sarebbe potuto riscadare per un po’ … ma poi pensò che non voleva dare a Lucifero la soddisfazione di usare i suoi stessi metodi.

Un bel diluvio sarebbe stato la soluzione ideale! D’altronde gli umani erano esseri spregevoli, perennemente intenti a sguazzare nel peccato … però … mmm … però c’era un piccolo problema … quel vecchio rimbambito di Noè! Era così scioccamente ligio ai suoi doveri che non poteva farlo annegare …

La Terra era allora un plaga di corrotti e corruttori (situazione in fondo non troppo diversa da quella odierna). Il male dilagava ed esondava dai suoi alvei usuali; gli esseri umani avevano costruito le loro città troppo vicine ai fiumi del male che scendevano dai monti del peccato. Avevano smesso di curare i terreni delle loro anime e di piantarvi i semi dell’Amore, che, mettendo radici, avrebbero potuto opporsi alla furia degli elementi. Il dissesto del territorio umano era terribile.

Solo Noè si manteneva puro assieme alla moglie e ai figli. Tutti lo prendevano in giro e i suoi figlioli venivano regolarmente esclusi dalla squadra di calcetto della scuola. Sua moglie non osava più andare dal parrucchiere per non affrontare gli sguardi e le risatine di scherno delle altre donne sempre intente a spettegolare.

Continua a leggere

MAI PIU’ ESTINZIONI …

Per apprezzare questo breve raccontino è opportuno dare preventivamente un’occhiata alla pagina in wikipedia dove si parla del cosiddetto “doomsday argument”. Inoltre è utile avere almeno un minimo di dimestichezza, anche a livello elementare, con matematica ed elementi di teoria delle probabilità. Il livello necessario è veramente minimo e credo che qualsiasi persona di media cultura non avrà difficoltà a comprendere, se non i dettagli, almeno il senso generale di qualche passaggio del racconto. Non spaventatevi.

Coloro che non dovessero conoscere il doomsday argument o non avessero alcuna familiarità con un briciolo di matematica potranno ugualmente leggere (e spero apprezzare) questo scritto, ma ne perderanno in parte la ragion d’essere complessiva.

Il giovane Tiridurco si svegliò in un fresco e luminoso mattino d’aprile con un insolito pensiero ben fisso nella testa. Bisogna dire che la sua testona arruffata e scapigliata non era proprio esattamente un modello d’ordine e pulizia, ma in fondo ciò era ben comprensibile: egli era solo il sesto essere della specie umana. A quei tempi non c’erano barbieri e parrucchieri, non c’erano gel, né lacche, né shampoo alle erbe, né balsami per sciogliere i nodi e rendere i capelli morbidi e luminosi. E d’altronde gli uomini d’allora non ne sentivano neppure l’esigenza. Così la folta massa dei capelli di Tiridurco era piuttosto sporca e appiccicosa e forse questo contribuiva a impedire ai pensieri che si formavano nel suo cranio di liberarsi e di uscire all’aria aperta, abbandonando la mente del giovanotto.

Quale che ne fosse il motivo, sta di fatto che quel mattino c’era un pensiero che s’era piantato dentro il cervello di Tiridurco e non andava né avanti, né indietro. Non si risolveva, ma neppure aveva intenzione di svanire e togliersi di mezzo. E così il giovane cacciatore (giacché egli era un giovane cacciatore), mentre si guardava attorno e valutava la possibilità di sgranocchiare i resti ormai freddi d’un cosciotto di cinghiale che giacevano abbandonati sul prato, sogguardando l’ultimo fievole brillare delle braci prossime a spegnersi, si disse che forse, se avesse affrontato di petto quel pensiero, sarebbe infine riuscito ad analizzarlo compiutamente e poi a dimenticarsene. Continua a leggere