TAMAGOTCHI DI CARNE E SANGUE

Kuku ha bisogno di mangiare …
Kuku ha bisogno di più caldo …
Kuku è felice …
Kuku vuole una compagna …
Kuku ha fame … Kuku ha fame … Kuku ha fame …
Kuku è ammalato …
Kuku sta morendo …

Corallus hortulanus

………………….

I tamagotchi sono ninnoletti elettronici che furono messi in commercio per la prima volta nel 1996. Ebbero subito un successo folgorante e gli studi sociopsicologici su di essi si sprecarono ovunque. Io non ne ho mai posseduto uno e devo dire che ho sempre guardato con una certo sospetto coloro che li usavano. Tuttavia quei giochetti, dei quali poi sono uscite innumerevoli versioni, mi hanno sempre incuriosito. O meglio, mi hanno incuriosito gli esseri umani che ne erano appassionati. Ancora adesso pagherei cifre esorbitanti pur di sapere fino in fondo e con certezza, quali sono e come funzionano i processi neurali che inducono un essere umano a svolgere una serie di operazioni (che alla lunga si fanno incredibilmente ripetitive) allo scopo di accudire e di mantenere felice e in buona salute un allegro mucchietto di bit configurati a sembrare un animaletto.

Ma forse, posta in questi termini, la questione è fuorviante. Forse bisognerebbe chiedersi piuttosto quali siano i processi neurali che inducono ad accudire qualsiasi cosa (tamagotchi, piante, pappagallini, cavalli, simulazioni SW, ecc.) e perchè mai siamo disponibili a farlo anche sacrificando l’interesse di altri esseri viventi …

Sono molte le specie che gli uomini manipolano, anche in modo assai pesante, pur di ottenere creature cui altri uomini dedicheranno le loro cure. Cani, gatti, pappagallini, canarini, ma anche cavie, criceti, conigli, tartarughe, camaleonti e molte altre ancora. Tra queste, persino varie specie di serpenti.

Non si tratta di manipolazioni innocue. Gli esseri umani, quando si tratta di soddisfare i proprio bisogni e desideri, hanno la mano pesante. Sebbene non sempre sia facile rendersene conto, la preparazione di nuove razze e varietà di pet (e persino il solo fatto di far vivere in casa quelle che già esistono) comporta, non di rado, gravi problemi per la salute dei nostri “amici” animali e per i loro equilibri psichici.

D’altronde le giustificazioni e le scusanti per il nostro egoismo non mancano, a volerle trovare. Persino la Bibbia ci riconosce il diritto di fare delle altre creature quello che ci pare. Non sta forse scritto (Genesi 1,28):

«Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra;
soggiogatela e dominate
sui pesci del mare
e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente
che striscia sulla terra
»?

Se però vorremo per un attimo rinunciare al mettere l’Uomo al centro dell’Universo e al misurare ogni cosa in base ai suoi capricci, non sarà difficile renderci conto che in natura ogni specie ha le sue esigenze e queste sono legate alle caratteristiche dell’ambiente naturale in cui la specie stessa si è evoluta. I rettili, per esempio, animali a sangue freddo, sono adattati in linea di massima a vivere cercando di massimizzare l’esposizione al sole, al fine di mantenere elevata la temperatura corporea. Di conseguenza la loro fisiologia si è evoluta per funzionare al meglio proprio in quelle condizioni e, in mancanza di un’adeguata esposizione alla luce solare, essi vanno incontro a serie patologie. Tra queste vi sono decalcificazione delle ossa, malformazioni dello scheletro e rachitismo. Ma l’elenco non finisce qui, dato che si possono manifestare anche disturbi dell’umore, dell’appetito e parecchie altre amenità.

Per tenere al chiuso i serpenti e al tempo stesso evitare la possibilità che contraggano tali patologie dobbiamo esporli alla luce generata da lampade speciali. Traducendo l’intera faccenda in altri termini (più chiari e meno ipocriti), per il fatto che la vita casalinga non è intrinsecamente adatta agli animali (e forse neppure all’uomo) e li danneggia a volte in modo definitivo, l’industria delle bestiole da compagnia è stata costretta a inventare degli escamotage al fine di evitare quanto meno le conseguenze più vistose e spiacevoli della cattività. Ma in fondo la coscienza degli umani, nella maggior parte dei casi, non viene particolarmente turbata dai disagi dei nostri animaletti. Infatti gli animali fortunatamente non parlano e, soprattutto, non hanno la capacità di identificare le reali cause delle loro malattie. Nessun serpente, in altri termini, sarà mai in grado di accusare i suoi proprietari umani di avergli causato il rachitismo per mancanza di adeguata illuminazione. Allo stesso modo un cane a pelo lungo portato a vivere nel clima, spesso assai caldo, di Roma potrà forse soffrire, ma non acquisirà mai la consapevolezza che la causa vera della sua sofferenza è l’egoismo del suo padrone.

Comunque sia, come spesso capita negli affari, anche i problemi legati alle sofferenze degli animali, sono stati trasformati dai meccanismi del business in un’ulteriore possibilità di far soldi. In questo modo sono nate aziende specializzate nel “correggere” quelle carenze della vita dei nostri poveri pet che noi stessi provochiamo. Come dire che, alla fine, vissero tutti felici e contenti (gli uomini):

  • gli industriali e i commercianti fanno profitto incrociando e vendendo razze e varietà e ottenendo sempre nuove strafichissime meraviglie (magari un po’ cagionevoli, ma sicuramente tanto morbide e colorate);
  • i clienti possono disporre di giocattoli viventi coloratissimi, carinissimi, dolcissimi, morbidissimi, … li possono accarezzare, osservare, nutrire, accudire, far accoppiare (o far castrare), mostrare agli amici, … gli possono far indossare il cappottino, i campanellini, i collarini, … e possono gioire dei loro occhioni e del loro affetto (magari, certo, i pet non fanno proprio una vita naturale e piacevolissima, però in cambio hanno i croccantini);
  • di nuovo gli industriali e i commercianti fanno ulteriore profitto vendendo ai loro adorabili clienti tutto quello che serve per ridurre le sofferenze cui i loro giocattoli sono sottoposti già per il solo fatto di essere tali.

Tutti sono felici, tranne (ovviamente) i poveri tamagotchi viventi. Ma forse è un male minore. In fondo, come ho già scritto, questo lo ha deciso Dio stesso (soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente / che striscia sulla terra). E poi … quegli esserini, in cambio, non hanno forse da parte nostra tanto amore?

Ma perchè vado dicendo che i pet soffrono? Forse qualcuno li sevizia? Forse qualcuno li affama? Forse che non li sottraiamo, prendendoci cura di loro, alle insidie della strada? Forse che se li lasciassimo liberi non li condanneremmo a morte sicura (incapaci come ormai sono di vivere la dura vita naturale)?

Intendiamoci, non sto parlando di sevizie o altre cose similmente clamorose. Il fatto è che noi di solito non ci pensiamo e non focalizziamo la nostra attenzione su ciò che non è vistoso, ma tutta intera la vita dei pet, persino le attività vitali di base, è resa straordinariamente innaturale dalla necessità di garantire un equilibrio tra uomo e animale che vada a tutto vantaggio del primo. E questo vale ovviamente anche per i cani e i gatti. Si pensi, per esempio a un aspetto basilare come l’alimentazione. Noi tendiamo a credere di dare alle bestiole sempre il meglio, per esempio nelle pagine di un sito (http://www.animalipetshop.it) .. si legge “PET SHOP è una catena di negozi con sede a Torino che soddisfa tutte le esigenze dei vostri piccoli amici.

Ma quali sono veramente le esigenze dei nostri tamagotchi? E’ forse una loro esigenza il poter disporre di croccantini dietetici vitaminizzati e arricchiti con chissà quali diavolerie? Ovviamente no. Tutt’altro. Per quanto questi alimenti possano essere formulati (con voluta bastardaggine) in modo da risultare gradevoli al gusto per le bestiole, essi non sono affatto ciò che ad esse serve. Ai carnivori (quelli che non praticano prioritariamente lo sciacallaggio) serve una preda viva. Non è un optional. Serve una preda viva che scappi e non sia facile da catturare. Serve la possibilità di andare a caccia. Di spendere tempo, energie e facoltà mentali impegnandoli nell’attività per la quale si sono evoluti. Perchè nutrirsi non significa soltanto mandar giù un mucchietto di vitamine e sali minerali. Significa invece mettere in atto un complesso di moduli comportamentali fondamentali che hanno un’importanza decisiva per il corpo e per la psiche.

Questo complesso di comportamenti influisce sul consumo di sostanze nutritive (oltre che sull’assunzione delle stesse), sulla normale gestione degli stati emotivi, sul metabolismo, ecc.. Non andare a caccia significa alterare il metabolismo e gli equilibri nutritivi. Significa essere condannati a una vita completamente priva dei fondamentali stimoli psichici. Provate a pensare a un bambino, per esempio vostro figlio, condannato a non poter mai giocare e a non poter mai conoscere un altro bambino. Provate a pensare a voi stessi condannati a non poter avere per tutta la vita una normale attività sessuale. Provate a pensare di non poter mai scambiare parola con un altro essere umano, di non faticare mai per ottenere qualcosa e non avere mai la soddisfazione di vedere che la fatica è stata premiata. Provate a pensare di non poter mai ottenere nulla che non corrisponda a quello che la mano di un essere troppo potente, ma molto diverso da voi, è disposto a darvi.

Per gli uomini la comunicazione verbale e gestuale è uno dei modi essenziali dello scambio affettivo e rinunciare a essa per tutta la vita non è una cosa naturale. Allo stesso modo per un carnivoro la caccia è un istinto fondamentale e rinunciare a essa può comportare gli stessi squilibri che in un essere umano potrebbero essere indotti dal continuo isolamento affettivo.

Ma questo è solo uno dei mille possibili esempi. Altri problemi significativi possono esistere (a seconda delle diverse specie) in relazione alla disponibilità di spazio, al clima (temperatura e umidità), alla difficoltà nel praticare i moduli comportamentali della competizione per la/il compagna/o, ecc..

Ma per tornare al caso della nutrizione e della caccia, lo ripeto: mangiare croccantini non è affatto la stessa cosa che andare a caccia. Nemmeno se e quando la nostra bestiola sembra gradire il pasto. Nemmeno se in cambio del cibo vi guarda con il suo sguardo più tenero e soddisfatto alleviando così tutte le vostre carenza affettive. D’altronde molti esseri umani gradiscono e apprezzano una dieta basata su un eccesso di cocacola, patatine fritte, burro, alcoolici, ecc.. Ma il fatto che tutto ciò sia gradito non significa in alcun modo che sia utile o salutare.

Corallus_hortulanus_104La realtà è che noi prendiamo delle bestiole che dovrebbero quotidianamente darsi da fare e faticare e rischiare di fallire per correre appresso a un topo o a un uccelletto, gli togliamo il topo, gli togliamo il lavoro, la fatica, l’adrenalina, l’esercizio muscolare, la possibilità di scaricare l’aggressività naturale e in cambio gli diamo … i croccantini.

Poi notiamo che la bestiola è contenta e non protesta e siamo soddisfatti perchè al nostro piccolo amico “vogliamo tanto bene”. Se invece per caso qualche volta il nostro tamagotchi non è contento, cambiamo marca di croccantini o proviamo con i biscottini, i bocconcini, i piripicchi e i piripocchi, fino a che troviamo qualcosa che gli piace. Poi, magari, notiamo ancora che la bestiola tende a ingrassare. Allora passiamo ai piripicchi dietetici (appositamente formulati per la nostra bestiola)! Poi, ancora, notiamo che il tamagotchi ci si impigrisce e siamo tanto … contenti, perchè si vede che in casa si trova bene ed è educato … poi viene il giorno che il nostro giocattolino vorrebbe farsi una sana scopata e allora (nella migliore delle ipotesi) gli peschiamo un/a partner e gli diciamo “tie’, divertiti!”. In altri casi, per evitare il fastidio, provvediamo per tempo a farlo castrare.

Ma anche se gli consentiamo una scopatina ogni tanto … mettetevi nei suoi panni … facciamo che siate voi invece del pet, domani, ad aver voglia di trovarvi un maschio (o una femmina). Questo significa l’attesa di trovare il partner che ci piace, l’ansia e l’incertezza del corteggiamento, il problema della competizione con gli/le altri/e pretendenti … a volte il fallimento. Oppure la gioia eccitante di scoprire che lui/lei ci sta, che gli/le piaciamo. E poi la gestione dei tempi, il gioco della seduzione, la possibilità di dare inizio a un amore vero, di metter su famiglia, di accudire i cuccioli …

E invece no. Voi avete un padrone e dovete star chiusi nella sua casa; facciamo l’ipotesi che siate un maschio. Quando andate a spasso avete il collare. Al mattino uscite e fate una bella passeggiata con il vostro padrone (immaginatevi la scena: sempre lo stesso giro attorno all’isolato). Improvvisamente, da lontano, vedete una bella figa … ehm … una splendida femminuccia … e vi sentite tutti eccitati. Lei vi guarda, voi la guardate … vorreste avvicinarvi, annusarla fra le cosce per vedere se è disponibile e … quel bastardo del vostro padrone tira all’improvviso il guinzaglio e col suo tono scherzosamente idiota esclama: “Ehi, Mario, vieni via! Dai, piantala che devo andare in ufficio ed è tardi … ti piaceva la ragazzetta, eh?” E vi porta via. E voi vorreste rispondere: “Maledetto bastardo, certo che mi piaceva, ma siccome tu c’hai ‘sto maledetto guinzaglio sempre in mano mi tocca guardarla solo da lontano …”.

Poi viene il giorno che il vostro padrone decide che è tempo di riprodurvi. Con il più insopportabile dei sorrisi vi mette il guinzaglio, vi porta al parco facendo pure lo spiritoso su quello che vi aspetta e sul fatto che siete fortunati e che lui nemmeno ce la fa più. Quando siete lì, vi porta verso una padrona piacente che ha al guinzaglio una femmina. I guinzagli vengono tolti e, mentre il padrone fa il provolone con la padrona, voi vi ritrovare lì con quella femmina che non avete scelto e non vi dice niente. La annusate tra le gambe per vedere un po’ com’è la situazione, scambiate quattro parole con lei (Dio, come è stupida!). Voi non le piacete, lei non vi piace. Ma questo passa il convento: quattro spinte, “ciao”, “ciao”, e di nuovo il guinzaglio. E i bambini che nasceranno forse voi non li vedrete mai.

Questa è la vita che fanno i nostri tamagotchi. E, naturalmente, questo è il migliore dei casi. Perché essere nato cane oppure gatto è già una fortuna per una bestiola casalinga.

Ma potrebbe capitarvi di nascere pesci o camaleonti o … serpenti. E, se siete serpenti, potete essere certi sin dall’inizio che tutta la vostra esistenza passerà dentro una scatola di vetro (o di materiale plastico) come quelle delle foto. Nella migliore delle ipotesi dentro ci sarà un simulacro di pezzetto di ramo attorno al quale potrete attorcigliarvi in non più di due o tre posizioni diverse. E ogni tanto vedrete qualche faccia idiota, fuori dal vetro, che schiaccia il suo grasso naso contro la parete del contenitore nell’intento di guardarvi meglio.

Magari attorno ci saranno dei bambini.

-Guarda! E’ lunghissimo!-

-Non si muove …-

E come cazzo faccio a muovermi, in questo buco di 50 cm di lato? Che credi, che posso mettemi a fare le corse? E, anche se mi muovo, dove ricazzo vado?

-Uhhhh, guarda che testa … guarda … ha tirato fuori la lingua … hai visto come è biforcuta?-

E tu, ti sei mai visto in uno specchio che orecchie a sventola che c’hai? Lo sai che fai proprio schifo e sarà un miracolo se quando crescerai troverai una cozza che ti si piglia?

-Sembra addormentato …-

Bambino deficiente! Se potessimo essere nella giungla, io e te, da soli, te lo farei vedere io se sono addormentato … ma qui … spero solo che, se mi fingo immobile e poco interessante, magari ti stuferai e ti sbrigherai a levarti dai coglioni.

I serpenti passano la loro intera esistenza in cubicoli di materiale parzialmente o del tutto trasparente. La loro alimentazione ideale prevede che vengano date loro prede vive (piccoli roditori, anfibi o volatili), ma la fatica della caccia è inesistente e, comunque, non sempre i nostri rettili hanno questa fortuna. Non di rado i proprietari, per motivi di approvvigionamento o di sicurezza preferiscono dar loro carne morta fresca o scongelata.

Perchè parlo di motivi di sicurezza? Perchè, beh, se il nostro serpentello è una biscetta insignificante, allora gli daremo un topetto piccolo piccolo e mezzo scemo e tutto finirà lì … ma se invece è un boa di più di 2 metri di lunghezza o addirittura qualcosa di ancora più grande, beh, allora difficilmente si accontenterà di un topetto piccolo piccolo. Come minimo pretenderà un topaccio di mezzo metro di lunghezza.

Ora, sfortunatamente i topacci di mezzo metro (a parte che non sono esteticamente gradevoli e potrebbero pure tentare di morderci mentre cerchiamo di convincerli ad andare dal serpente) potrebbero, orrore, rivelarsi ben poco remissivi pure nei confronti del nostro adoratissimo rettile.

Dice, beh, sì, ma forse che in natura i boa non se li mangiano i topacci? Certo che sì! Però in natura i serpenti sono abituati ad andare a caccia; inoltre hanno lo spazio necessario e la possibilità di sfruttare le loro specifiche capacità di cacciatori. Si muovono liberamente strisciando tra l’erba … o magari si lasciano cadere all’improvviso da un ramo più in alto … un attimo solo e il topaccio non può nemmeno più recitare l’ultima preghiera. Invece, un povero rettile incrociato apposta per farlo venire bello e colorato (ma non necessariamente robusto e aggressivo), stando chiuso dentro un cubo di un metro di lato in compagnia di un topo grosso come una casa, potrebbe trovarsi pure a mal partito … magari il topaccio mette a segno un mozzicone micidiale e finisce per danneggiare la magnifica livrea del nostro prezioso esemplare di serpente! Dannazione! Per la miseria! Un esemplare così splendido ridotto a brandelli da un topo!

E allora, meglio ricorrere alla carne congelata.

Ma, anche nei casi più semplici, quando possiamo tranquillamente cibare il nostro “amato” tamagotchi con veri pulcini vivi o con piccoli topini da laboratorio di qualità garantita … anche i topini sono animali. O no? E ci pensate alla vita di quelle bestiole? Nate in batteria, cresciute per tutta la loro breve vita senza il minimo riguardo per le loro esigenze biologiche e dopo poco (senza mai aver davvero vissuto) condannate a morire in bocca a un rettile che, comunque, non sarà nemmeno felice. Che esistenza inutile e assurda.

Dice: “Ma pure le galline che mangiamo noi, vengono allevate apposta per noi, in batteria, e si trasformano in men che non si dica in cosce di pollo al forno oppure in petti alla piastra con olio e limone”.

E’ vero. La vita è intrinsecamente una lotta e il più debole necessariamente soccombe. L’uomo è l’animale più forte e, in quanto tale, fa e disfa a suo piacimento.

Però quando decidiamo di schiavizzare altre creature per usarle come giocattoli, per farne i nostri tamagotchi viventi, evitiamo magari l’ipocrisia di dire che amiamo gli animali. Diciamo le cose come stanno: siamo i più forti, sentiamo l’esigenza di soddisfare le nostre esigenze affettive e, a tal fine, ci serviamo di tutti i mezzi disponibili senza troppo starci a pensare. Costruiamo tamagotchi, produciamo videogiochi con simulazioni di famiglie, andiamo a letto con bambole gonfiabili o con i più recenti robot da compagnia, sguazziamo nei moderni universi virtuali all’interno dei quali possiamo corteggiarci e persino scopare in modo perfettamente asettico e privo di complicazioni, ecc.. Tra le mille altre possibilità, quando ne abbiamo voglia, possiamo andare al più vicino negozio di animali per comprarci un cane, un gatto, un criceto, un serpente o qualsiasi altra cosa che ci attragga. Dopo di che, se ce ne stufiamo, avremo pur sempre la possibilità di abbandonarla dove capita.

E, non di rado, mentre teniamo a casa nostra una bella coppia di canarini dalle penne artificialmente colorate, un gatto castrato o un bell’esemplare di cane che sarebbe incapace di vivere in natura … ci concederemo pure il lusso di criticare gli scienziati che usano le bestiole a scopo di ricerca o gli industriali che allevano i polli in batteria.

Che ipocrisia!

Case per neonati

Corallus_hortulanus_baby_01

Wall

CosmicVoidAroundMe

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7 thoughts on “TAMAGOTCHI DI CARNE E SANGUE

  1. Interessante articolo, non ti sapevo cosi’ animalista :D.
    Io ho avuto per molti anni dei pesci in vasca; che ho dovuto “dismettere” (brrr, che orrido termine) perche’ … mi costavano troppo di luce/acqua/cibo/tempo e per la sopraggiunta presenza dei miei due tamagotchi preferiti, che hanno attualmente 4 e 9 anni.
    Luce/Acqua/Cibo mi costava del denaro che in qualche modo riuscivo a creare. Sulla creazione di tempo ho ancora qualche problem (ma sto rimediando, ho appena terminato un corso accelerato di bilocazione che spero dia dei risultati).
    La mia etica mi vietava di allevare animali “di cattura”: quasi tutti pesci di acqua salata lo sono … anche se sono molto belli e colorati, sono anche molto faticosi et costosi da mantenere: senza cercare di comprendere la psicologia ittica, un pesce quando e’ stressato perde colore e/o non si riproduce; in caso contrario ha dei bei colori e tromba tanto che devi portare indietro al negozio la miriade di figli che fa.
    Vero che le riproduzioni spinte, mirate ad ottenere un solo particolare gene (che so, il colore, le orecchie, la coda etc), tende a non “selezionare” altri geni altrettanto importanti che regolano la produzione di un certo ormone, la stabilita’ psichica, o piu’ in generale la durata della vita media di quell’animale – ecco che abbiamo dei cagnolini “bellissimi” ma che vivono poco e esplodono al primo starnuto … o cagnolini da 80/90 chili con la stabilita’ mentale di jack lo squartatore.
    Interessante il tuo confronto con i tamagotchi; io penso, forse cinicamente, che sotto una certa dimensione (che so, nell’ordine dei grammi) il sistema nervoso degli animali o insetti sia pari a quello di un tamagotchi. Le formiche, prese singolarmente, sono poco piu’ che un abile robot biologico miniaturizzato – in grado di fare meraviglie se connesso “in rete” con milioni di altre formiche, ma assolutamente senza scopo se preso da solo. Indi, non mi sento particolarmente crudele nell’allevare dei pesci o delle piante, a scopo ornamentale – un bonsai e’ una pianta torturata, che non mi piace solo perche’ continuare a torturarla tenendola in vita e’ molto faticoso; allo stesso modo tenere in vita una vasca da 250L di vari pecilidi e’ facile e non credo che i pesci al suo interno “soffrono” piu’ di tanto, in natura hanno una vita media molto piu’ corta … vengono mangiati molto prima! cosa cambia nei due ambienti? lo spazio a disposizione?
    Forse sono crudele/cinico/cattivissimo, ma … che differenza c’e’ tra mangiare una gallina al limone, e/o farla mangiare da un serpente da piccola? o metterla in batteria per fare uova e lasciarla li fino a che l’osteoporosi procuratagli non gli sgretoli le zampe per poi tornare al punto uno e guarnirla al limone?
    Se la mettiamo sul piano energetico, mangiare erba permetterebbe al pianeta di far proliferare ancora quell’enorme virus nominato uomo … mentre se tutti si nutrissero solo di carne, staremmo sbranandoci a vicenda gia’ da qualche tempo.
    Se la metti sul piano affettivo/morale, non riesco a seguirti fino in fondo – come ebbi a dire tempo addietro, gli occhietti dei *miei* tamagotchi mi fanno molta piu’ pena di quelli della gallina vallespluga, se devo scegliere chi alimentare e con cosa … non ho dubbi. Diverso e’ se devo dare un giocattolo “vivo” ai miei figli: non trovo giusto dargli un cane di qualsiasi taglia, ma non avrei troppi problemi a dargli un pesce rosso.
    —CosmicVoidAroundMe————–
    Caro Gianluca, avevo espresso l’intenzione di limitare i miei controcommenti, ma in questo caso sono costretto a intervenire in quanto mi pare che il senso del mio post vada meglio precisato.
    In effetti io non sono animalista.
    Sebbene per via della mia particolare sensibilità io tenda a rispettare gli animali (quasi tutti) e a non far loro (di solito) del male, la mia non è affatto una impostazione filosoficamente animalista. Tant’è che sono favorevole all’uso di cavie animali per i test scientifici e mangio tranquillamente carne (anche se non carne vaccina).

    L’oggetto vero del mio post, sebbene possa non essere evidente, non sono gli animali, ma gli uomini. Come al solito ciò che volevo esprimere è l’interesse “naturalistico” e assieme lo stupore per questa specie (Homo sapiens) che è capace di contraddizioni sorprendenti. Una specie i cui rappresentanti dichiarano di amare gli animali, salvo poi condannarli a una vita assurda e innaturale. Una specie i cui rappresentanti non esitano a scagliarsi contro gli esperimenti sugli animali, contro l’allevamento di polli in batteria, contro la caccia, ecc.., salvo poi (e molto spesso si tratta delle stesse persone!) tenere in casa canarini artificialmente colorati, gatti sterilizzati, cani il cui unico momento di autentica animalità consiste nel depositare i loro escrementi dove capita, e via elencando …
    Mi sembrerebbe più corretto e anche più dignitoso dichiarare apertamente la verità: noi non teniamo gli animali in casa perchè li “amiamo”, ma perchè ci piacciono e ci aiutano a soddisfare certe nostre esigenze affettive. Poi, certo, magari quegli animali suscitano in noi tenerezza. Ma tra il provare tenerezza di fronte agli occhioni di un gatto o di un cane e l’amare c’è un abisso di differenza. E Dio mi scampi ora e sempre dal mettermi con una donna che mi ami dello stesso tipo di amore che noi diamo agli animali!
    Ciao e saluti alla dolce metà,
    Giorgio

  2. Io ho un cane ed un gatto. Conviviamo e ci rispettiamo a vicenda. Condivido le perplessità circa alcune situazioni, ma è pure innegabile il valore del rapporto con i propri animali.
    —CosmicVoidAroundMe—————–
    Caro/a Studium, grazie per il tuo commento. Sei sempre molto misurato/a e pieno/a di buon senso.
    Non so bene se usare il maschile o il femminile perchè non sono riuscito a capire dal tuo blog se sei una donna o un uomo. Mi verrebbe da dire una donna per il modo di “decorare” i tuoi post con fotografie, per la tendenza all’equilibrio e per un certo amore per la cultura che, mi pare, più frequentemente caratterizza le donne. Ma non ne sono certo.

    Come ho già risposto in una precedente occasione, non ho dubbi sul “valore” del rapporto degli uomini con gli animali. I miei dubbi riguardano invece chi siano i beneficiari di quel “valore”.
    Qualche altro dubbio ce l’ho sulle motivazioni profonde degli esseri umani: ciò che noi chiamiamo “amore” (anche l’amore per gli animali) non è un oggetto concreto, perfettamente individuabile e chiaramente definito. E’ piuttosto uno strano miscuglio di pulsioni, desideri, paure, bisogni, slanci, egoismi e mille altre cose.
    Nel contenitore che chiamiamo “amore” c’è spazio per cose buone e cose decisamente meno buone; c’è spazio per l’autoannientamento, per il sadismo e il masochismo, per la gelosia, la possessività, la voglia di sesso, la dipendenza, la tendenza a essere dominati o a dominare gli altri; per il chiedere all’altro di cambiare “per il suo bene”, ma anche, altre volte, “per il nostro bene”, per il desiderio di proteggerlo e per la necessità di essere protetti … e per mille altre cose.
    Ognuna di queste cose ha un “valore” (come diresti tu), ma nonostante ciò ce ne sono molte (quasi tutte) che a me non piacerebbe sperimentare. Proprio come non mi piacerebbe sperimentare … cosa si prova a essere un cagnolino “amato” dal suo padrone.

    Ma naturalmente questa è solo la mia visione delle cose e, fortunatamente, a me non è capitato di essere un cane.

    Per altro è pur vero che non tutti i padroni sono uguali (se non nella posizione di squilibrata dominanza) e possono essercene di migliori e di peggiori.
    A presto e grazie di nuovo 🙂
    Giorgio.

  3. è un po’ che non mi faccio viva lo so..
    gli esami mi mangiano..
    ma ho quasi finito..!
    —CosmicVoidAroundMe———
    Non ti preoccupare: pensa a studiare!
    Un bacione,
    Giorgio.

  4. ‘Azzo..analisi spietata e lacerante quasi, ma purtroppo giusta. Hai ragione. E per questo ti odio, lo sai?
    Fortunatamente per la mia coscienza, i due cani che ho avuto erano entrambi stati trovati bbandonati da mio padre, e mi sono sempre opposto (spuntandola dopo battaglie familiari inidicibili) ferocemente a corde-catene- o qualsiasi tipo di limitazione per fare “stare buoni” i cani. E in più, noi abbiamo un giardino, abbastanza grande, quindi pure il mea culpa dello spazio ce lo siamo levati. E il nostro primo cane, anni addietro in cui la legge del guinzaglio non ha raggiunto la nostra provincia, usciva di casa da sola (era docilissima, nemmeno con i gatti se la prendeva)
    Devo dire che la questione sessuale anch’io l’ho sempre valutata, che dire, mi trovi d’accordo su tutto. Fortunatamente io “amo” particolarmente i gatti, animali che, quando non rinchiusi in appartamenti, hanno ancora la libertà propria degli animali allo stato libero (perdona il gioco di parole), e mi sono trovato a discutere con parecchia gente sul fatto che sia meglio tenerli all’aperto, mentre si sostiene che tenendoli in casa si eviti incidenti e vari pericoli (e queste, sono davvero CAZZATE, da piccolo il nostro gatto era stato fuori per MESI per poi tornare, e poi penso, meglio vivano pochi anni felici che tanti annoiati e tristi dentro casa!!), senza contare il fatto che possano scappare (il fatto che scappino presupponga che non si trovino bene, e quindi altra grossa ipocrisia)
    Sono felice e sollevato, leggendo questo tuo articolo, che i nostri due cani ci siano stati dati dal fato, e non comprati.
    Mauro

  5. Ciao Mauro, devo dire che un po’ mi dispiace di averti turbato. Ma non mi sono mai piaciute le verità di comodo. Magari posso sbagliare anche spesso, ma sempre sforzandomi di cercare la verità “vera”.
    Anche io amo particolarmente i gatti e, nel corso della mia vita, ho avuto in casa 2 gatti e 2 passerotti (che erano caduti dal nido). Ma l’ultimo di tali gatti e i 2 passeri li ho addestrati volutamente in modo che fossero in grado di non aver troppo bisogno della presenza umana. Alla fine il gatto lo ho portato presso una conoscente che vive in campagna e lo lascia libero di andarsene a spasso a far vita selvatica per i campi, mentre con i passeri, quando sono stati in grado di volare, ho iniziato a lasciare aperte le finestre, fin quando se ne sono andati spontaneamente.
    Dunque non sentirti troppo in colpa. Certe consapevolezze si raggiungono inevitabilmente solo con il tempo e alla fine di un percorso. Non si può pretendere di nascere perfetti. L’importante non è essere perfetti, è essere disposti a guardarsi dentro per trovare le nostre debolezze e per rimuoverle giorno dopo giorno.
    Grazie sinceramente per il tuo commento.
    🙂
    Giorgio

  6. Non preoccuparti, sono “salvo” per le ragioni che ho elencato prima. XD
    Il tuo post è benvenuto! La verità è NECESSARIA, in questo periodo denso di bugie e ipocrisie. Io anche ADORO i gatti, e usato il termine “adorare” non a caso, perché veramente ho proprio un senso di meraviglia verso queste creature. In realtà non so perché li ami così tanto, so solo che il vederli, sia in una foto che dal vivo, mi emoziona. E non è che mi fano tenerezza: no, è proprio che mi affascinano! O_O Ma contribuirà sicuramente il loro senso di libertà, e il fatto che non interagiscano facilmente con chiunque, per cui quando fanno le fusa e si offrono al tocco della mia mano, io mi sento realizzato come se avessi fatto una conquista proprio, l’apprezzo di più.
    Seguirò il tuo blog, lo trovo interessante, e tu mi risulti molto come persona, se vorrai aggiungermi tra i contatti, la mia mail ce l’hai, io ho 27 anni e sono di Roma ^^
    Anche la storia del fantasma mi intriga..sono proprio curioso di leggere i suoi post!
    Buona serata 😉
    Mauro

  7. Come sempre è bello leggerti, e i tuoi spunti di riflessione sono sempre interessanti. Condivido la tua descrizione dell’atteggiamento umano, e ti dirò che credo anche non faccia molta differenza per l’uomo il trattare con un tamagochi o con un suo simile, purtroppo. Rispettare un’altra forma di vita, indipendentemente se umana o meno, dovrebbe essere la base per celebrare la nostra umanitá. Purtroppo entreremmo in conflitto con i nostri interessi, e se dobbiamo sacrificare qualcosa, sacrifichiamo l’altro, senza ombra di dubbio. Un caro saluto, Lorella

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