18 OTTOBRE 202 a.C.; ROMA – CARTAGINE 5-0

– Buonasera, buonasera gentili radioascolatori, siamo qui, allo Zama Elephant Stadium di Cartagine per le interviste ai protagonisti dell’incontro fra Cartaginesi e Romani che è appena terminato con il risultato sorprendente di 5-0 per i Romani! La cavalleria numida ha realizzato una tripletta che ne fa la nuova beniamina dei tifosi romani.

I giocatori stanno ancora festeggiando e stappano bottiglie di Est Est Est … ma ecco … ci pare di vedere … misteeer … mister, un attimo solo … per favore … mister … ci dica due parole per i radioascoltatori …

Ecco … ecco … ci ha visti … il mister Publio Cornelio Scipione si è fermato vicino alla nostra postazione … ecco … si metta pure la cuffia …

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IL DILUVIO UNIVERSALE (una catastrofe ecologica)

In principio Dio creò il cielo e la terra … ma a pensarci bene questa parte della storia per ora è meglio saltarla e riservarsi di scriverla successivamente, in forma di prequel. Per questa volta invece facciamo un salto più avanti nel tempo e cominciamo a narrare …

Quel giorno faceva freddo ovunque. Tanto sulla Terra che in Paradiso. Dio, che non amava il freddo, stava chiedendosi che cosa ci fosse di sbagliato nel sistema di riscaldamento che aveva ideato. Lucifero, che aveva il riscaldamento autonomo sempre acceso e certamente non pativa il freddo, era intento a giocare a scopone con gli amici.

Non riuscendo a trovare il guasto, il Padre Eterno prese a borbottare fra sé e un flusso di pensieri negativi nacque nella sua mente. Dal basso gli giungevano incessantemente gli echi delle parole degli esseri umani: “Dai”, “Ancora …”, “Sììì …”, “No, lì no …”, “Aaaahhh …”, “Oooohhh …”, “Uuuuhhh …”, “Goal!!!!” …

Al sentir dire “goal” la sua attenzione si risvegliò improvvisamente. Mise a fuoco la supervista e in un attimo si accorse che, sfortunatamente, la squadra del Gerusalemme stava di nuovo perdendo contro lo Sporting Babilonia! Che incapaci! Ma che razza di imbecilli! E sì che lui li benediceva tutti i giorni due volte al giorno! E quelli riuscivano a farsi fregare regolarmente dal Babilonia! Che vergogna! Che figura! Ma la cosa peggiore era che ne andava di mezzo pure la sua fama: che la squadra prediletta dal Signore le prendesse regolarmente da quelle mezze calzette del Babilonia era davvero inaccettabile.

Dio sentì improvvisamente che doveva assolutamente porre fine a quell’onta. E all’improvviso ebbe un’idea geniale: bisognava cancellare l’umanità dalla faccia della Terra. Basta con quegli sciagurati degli umani, con gli israeliti inetti e sopratutto col gioco del calcio! Per un attimo pensò di dar fuoco a tutto. Almeno si sarebbe potuto riscadare per un po’ … ma poi pensò che non voleva dare a Lucifero la soddisfazione di usare i suoi stessi metodi.

Un bel diluvio sarebbe stato la soluzione ideale! D’altronde gli umani erano esseri spregevoli, perennemente intenti a sguazzare nel peccato … però … mmm … però c’era un piccolo problema … quel vecchio rimbambito di Noè! Era così scioccamente ligio ai suoi doveri che non poteva farlo annegare …

La Terra era allora un plaga di corrotti e corruttori (situazione in fondo non troppo diversa da quella odierna). Il male dilagava ed esondava dai suoi alvei usuali; gli esseri umani avevano costruito le loro città troppo vicine ai fiumi del male che scendevano dai monti del peccato. Avevano smesso di curare i terreni delle loro anime e di piantarvi i semi dell’Amore, che, mettendo radici, avrebbero potuto opporsi alla furia degli elementi. Il dissesto del territorio umano era terribile.

Solo Noè si manteneva puro assieme alla moglie e ai figli. Tutti lo prendevano in giro e i suoi figlioli venivano regolarmente esclusi dalla squadra di calcetto della scuola. Sua moglie non osava più andare dal parrucchiere per non affrontare gli sguardi e le risatine di scherno delle altre donne sempre intente a spettegolare.

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ERBETTA

Un millepiedi chiese a un ciuffo d’erba:

– Cortese erbetta, ho molta fame e non mi sento bene; potrei mangiare qualche pezzetto delle tue foglie? –

Il ciuffo di erba lo guardò con malcelato raccapriccio. Per la verità aveva già cominciato ad agitarsi e a fremere non appena lo aveva visto avvicinarsi.

– Coooosaaaaaa? Siamo impazziti? Vorresti mangiare le mie foglioline lucide e verdi? Ma come puoi pensare una cosa simile? Vattene piuttosto a pasteggiare con qualche larva o qualche formica! –

– Ma … io sono vegetariano. E poi il medico mi ha detto che devo mangiare almeno cinque porzioni di frutta e verdura al giorno. –

– Andiamo bene! Adesso pure i medici ci si mettono a far danno!!! Comunque, fai un po’ come ti pare. Rivolgiti a qualche altra pianta, magari a quel cardo laggiù (ti si bucasse la pancia con le spine), digiuna, schiatta, vedi tu … ma non ti azzardare a toccare le mie foglioline!!! –

A quel punto il millepiedi, già malandato e non tanto in forze, si allontanò in silenzio, ferito dalla scortesia e dalla malagrazia della piantina cui si era rivolto. In cuor suo gli parve che quel vegetale sgarbato avesse bisogno di una bella lezione e, dopo un po’ di pensamenti e ripensamenti, pregò il Grande Padre di Tutti i Millepiedi di lanciare sulla pianta una terribile maledizione.
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VITA E MORTE

Da ogni luogo e da ogni tempo sciami eccitati di febbrili particelle tracciavano miriadi di percorsi nell’oscurità immensa.

Venivano dalle desolate steppe russe e dai deserti roventi dell’asia minore. Volavano in traiettorie tortuose e velocissime dalle nevi eterne dei poli, passando sopra gli oceani, nei venti impetuosi e nelle brezze leggere, sulle cime degli alti abeti e tra i fiori gialli o bianchi di montagna.

Se tu avessi potuto abbracciarle nello sguardo di un dio che sa vedere l’immensamente grande e l’infinitamente piccolo, se avessi potuto seguirne i fremiti lungo il correre dei secoli, avresti potuto vedere miliardi di miliardi di brividi leggeri, di fuggevoli presenze, balenare e intrecciarsi luminosi in giochi e ghirigori ogni volta diversi, eppure sempre uguali a se stessi, come le mille apparenze mutevoli della fiamma. Qua e là, nello spazio infinito, infiniti vortici di particelle arrotolarsi in girotondi e danzare insieme per un poco.

Talvolta, per un richiamo silenzioso di energie, ne avresti viste raggrumarsene alcune e stringersi l’una accanto all’altra e abbracciarsi e vibrare assieme in meravigliose configurazioni di forme e di colori. Allora, forse, in quei brevissimi istanti, avresti potuto osservare il riflesso della luna nella pupilla grande e scura di una donna. Un battito di ciglia affacciato sull’abisso del sempre e del mai. E poi, nel gioco degli intrecci, dissolversi anche il tuo proprio sguardo e la tua anima in un soffio di elettroni di nuovo dispersi nello spazio. E correr via lontano, in giochi di capriole e disegni tra gli sciami che volano nel nulla.

Heriold